Posts Tagged ‘ugo bardi’

Lo scandalo dell’editoria accademica

ottobre 23, 2011

Di George Monbiot sul Guardian, tradotto da Massimiliano Rupalti su Effetto Cassandra.

Murdoch paga i suoi giornalisti ed i suoi editori, e le sue compagnie generano gran parte dei contenuti che usano. Ma gli editori accademici ottengono gratuitamente i loro articoli, le loro revisioni tra pari (approvate da altri ricercatori) e persino la maggior parte della loro redazione. Il materiale che pubblicano è stato commissionato e finanziato non da loro, ma da noi, attraverso finanziamenti alla ricerca e stipendi accademici. Ma per visionarlo dobbiamo pagare ancora ed in maniera esosa.

Domanda di un profano: com’è che le lamentele iniziano a farsi significative solo adesso?

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La macchina mineraria universale

giugno 23, 2011

Articolo assolutamente gigantesco;
un must, sia per gli ambientalisti che per i cornucopian.

Principio zero della permacultura

giugno 6, 2011

Assumersi le proprie responsabilità

(lo spiego appena un po’ meglio:
ogni scelta ha un costo;
più che quel che si sceglie
è importante come ci si arriva;
da quello dipende cosa si farà dopo)

Come se Babbo Natale portasse veramente il carbone

gennaio 31, 2011

“L’errore di Pachauri, tuttavia, è stato di essere soltanto una persona onesta e di non preoccuparsi a sufficienza anche di apparire come tale. Lui e moltissimi scienziati sono persone perfettamente adeguate al ruolo di figura di riferimento alla quale si può dare fiducia.

Si tratta allora di cominciare a pensare in questi termini. Tutti quelli di noi (anche se non sono scienziati) che si sentono addosso la responsabilità di salvare gli umani da loro stessi, devono pensare a presentarsi in modo adeguato. Vuol dire prima di tutto essere persone serie nel senso di sapere di cosa si parla, vuol dire lavorare seriamente e con impegno. Vuol dire agire in modo coerente con il messaggio. Non vuol dire andare in giro vestiti con un lenzuolo come Ghandi, ma dobbiamo mettere in pratica le cose che diciamo agli altri. Per esempio, se diciamo che bisogna emettere meno carbonio, non dobbiamo e non possiamo presentarci in giro con la SUV.”

Da qui.

Acronimi ricorsivi (e gorghi mentali)

agosto 27, 2010

L’interpretazione che si dà normalmente [della descrizione che ne fa Omero] è che la Chimera (con la lettera maiuscola) è formata in parte da una chimera (con la lettera minuscola), ovvero da una “giovane capra” che è il significato di chimaira in greco antico. È quantomeno curioso, comunque, che la creatura sia detta essere composta in parte dalla creatura stessa; una specie di scatola cinese o gioco degli specchi. Sembrerebbe comunque una cosa appropriata per una creatura misteriosa ed enigmatica come la Chimera.

Leggendo queste righe da Il libro della Chimera di Ugo Bardi non ho potuto fare a meno di pensare a un’altra strana chimerica creatura: lo GNU di Stallmann. GNU significa Gnu’s Not Unix. In quanto acronimo ricorsivo, GNU è composto parzialmente da sé stesso, a livello di significante.

E a questo punto è inevitabile citare il catoblepa, altro animale fantastico probabilmente originato da descrizioni frammentarie dello gnu.

Vulvia direbbe “Il catoblepa: c’entra qualcosa con la Chimera? Sono colleghi, come i subbacqui coi palombari?”.

Ma ora torniamo ai fondamentali

dicembre 15, 2009

Visto che mi dispiace per la faccia degli altri ma che mi preoccupo pure del sedere (mio e di chi mi sta vicino) segnalo due amari post che ci risintonizzano sui problemi che viviamo già oggi (Treno, addio* di Debora Billi) e su quelli che potrebbero materializzarsi molto presto (Climategate: a che punto siamo? di Ugo Bardi).

* Potremmo ben aggiungere Diario di viaggio (da incubo) di Giulia Innocenzi.

Convegno ASPO Italia 3

ottobre 24, 2009

Ok, potete lasciar indietro questa mia anteprima
per indirizzarvi invece ai (primi) video di Luca:
Youimpact1
Youimpact2

Ugo Bardi al convegno ASPO Italia 3 (Lucca, 23/10/09) illustra l’andamento della produzione petrolifera negli ultimi anni, con particolare riferimento al ruolo del petrolio nella crisi e al ruolo della crisi nell’andamento della produzione di petrolio (primi 10′)

Non mi fate dire altro

ottobre 13, 2009

(…) Allora, questa cosa bisogna cominciare a dirla e, credo, prima o poi cominceranno a darci retta, così come stanno cominciando a darci retta sull’energia. Bisogna dire queste cose, perché oggi l’aver capito che c’è un problema energetico porta a fare delle fesserie. L’energia – come dicevo – non è un problema; lo sono le risorse minerali. Allora, prendiamo i rifiuti solidi urbani, che contengono tanti metalli utili. C’è rame, per esempio, e poi alluminio, ferro, zinco, stagno, eccetera. E noi buttiamo tutto quanto dentro un inceneritore; allora questi metalli che sarebbero recuperabili facilmente dai rifiuti diventano una cenere parzialmente vetrificata dalla quale non si può più estrarre niente. È uno spreco immenso che noi facciamo in nome di produrre qualche zero virgola qualcosa percento dell’energia che utilizziamo. E addirittura, questo distruttore di risorse lo chiamiamo “termovalorizzatore”, come se distruggere le risorse fosse una cosa intelligente (…)

Ugo Bardi a Torino

Ma è un termometro IR, o sei solo contento di vedermi?

marzo 10, 2009

Be’, contento lo sono.

Era da tempo che stavo ciondolando su questo acquisto,
così mi sono fatto anticipare da Ugo Bardi
(ma cos’ha? Pure una pistola di rilevazione telepatica?)

Ma adesso sono anch’io in possesso di un fantasmagorico
termometro a distanza a raggi infrarossi.

thermo1a

Ed è piuttosto preciso. Temevo che fosse più sensibile ai materiali e allo stato superficiale.

Il problema sta nel contestualizzare i dati rispetto agli ambienti di misura. Ma la ripetibilità delle misure e i riscontri coi dati che già possiedo sono di ottimo livello. Ed è immediatamente apprezzabile il feedback che dà per l’individuazione dei possibili interventi.

Non sostituisce una termocamera (a proposito: anch’io ho un amico professionista che mi ha fatto dei rilievi) ma è nondimeno uno strumento prezioso.

Autarchia

dicembre 22, 2008

La casa di Ugo Bardi dev’essere abbastanza simile a quella di Archimede Pitagorico, con pannelli solari, casette per pipistrelli, compostatori elettrici, macchine per distillare l’umidità dell’aria e così via.

Ma ancora più simpatica è questa diatriba tra lui e la moglie sul fatto che il compost debba contenere o meno semi ancora fertili.

In pratica, con il compost tradizionale tu lo usi sull’orto e se c’erano dei pomodori è facile che dei semi rimasti diano origine a nuove piantine.

Per dire, io l’anno scorso ho messo nella compostiera un hamburger di fast food, e quest’anno dall’orto è saltato fuori, fresco fresco, un hamburger.

Lo stesso hamburger.