Posts Tagged ‘tutti i cristiani imbrigarei’

In hoc signo vinces

settembre 10, 2008

Casualmente o per progetto intelligente, 24 ore dopo aver scritto questo post incappo in questo passaggio:

Ora immaginiamo che per attrarre i clienti verso la nuova marca e gettare le fondamenta della loro fidelizzazione sia stato adottato come simbolo non già un’immagine capace di rappresentare la felicità primigenia dell’Eden, bensì uno strumento di tortura. E non una macchina per procurare la morte scelta a caso, ma esattamente lo strumento con cui il primo imprenditore di quella che sarebbe diventata la più grande industria della storia, figlio di un artigiano, scelse di sacrificarsi “per il bene dell’umanità”.

Il tizio doveva avere avuto senz’altro un notevole carisma ma in quell’occasione volle superare se stesso, immolandosi interamente per la missione aziendale, almeno secondo quanto raccontano.

E se teniamo per buona l’ipotesi di un suicidio, nessuno avrà modo di sapere se l’animatore della piccola setta in realtà si fosse suicidato avendo previsto i fraintendimenti successivi, o avendo avuto sentore della possibilità che il prodotto artigianale della setta sarebbe presto caduto in mano di una grande industria che l’avrebbe poi completamente snaturato.

Bruno Ballardini, Gesù lava più bianco – ovvero come la Chiesa inventò il marketing, minimum fax, 2006

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L’obsolescenza della croce

agosto 29, 2008


Unlike this one, Kippenberger’s frog
is holding a beer mug and an egg.

Come dire: la prudenza non è mai troppa…

C’era già del fermento in rete,
poi all’appello di Malvino hanno aderito in una moltitudine.

Io volentieri avrei partecipato con un post lapidario,
ma poi un dubbio si è fatto spazio e mi impedisce coricarmi subito:
ha senso che un cristiano si senta offeso da un’opera come questa?

Io sto rendendomi conto solo negli ultimi tempi di quanto i cristiani siano assuefatti alla croce, che è un SIMBOLO DI MORTE e sofferenza ignominiosa.

noi predichiamo Cristo crocifisso,
scandalo per i Giudei,
stoltezza per i pagani
(1 Cor 1,23)

E infatti chi non ha sublimato il simbolo (tipico per chi è soggetto a questo logorio visivo dall’infanzia) spesso si sente a disagio nel vedere questa machine à tuer affissa dappertutto.

Lo sottolineo, perché attualmente è ovvio solo per pochi: chi non vi scorge la vittoria della Resurrezione può solo vederci l’oggetto storico, che è tutto fuorché rassicurante.

Una religione che vuole portarmi la salvezza si presenta usando l’emblema di una sedia elettrica: è come se un’industria farmaceutica avesse per logo un teschio con le tibie.

Non è strano; è profondo e voluto: è scandaloso, come detto sopra.

Chiedetelo agli ebrei come hanno percepito la vista della croce in questi duemila anni.

La gerarchia fa finta di niente quando si tratta di rispettare il sentimento dei diversamente credenti, ma poi si arroventa per la rana, perché “ferisce il senso religioso di tante persone che nella croce vedono il simbolo dell’amore di Dio e della nostra salvezza, che merita riconoscimento e devozione religiosa“.

Avete un Dio che vi impone un amore così duro, e vi incazzate per la rana?

S’io fossi Papa allor quell’opera sarebbe per me una provocazione da raccogliere: quasi una integrazione del simbolo stesso. E in effetti è quello che fanno, quando decidono che si tratta della strategia migliore: fagocitano, assorbono e sfruttano le contraddizioni trasformandole in ambivalenze.

Io non vedo in queste mosse della Chiesa il tentativo di difendere la sensibilità dei credenti, ma pura CRATOFANIA.