Posts Tagged ‘religione’

Spirituale ma non religioso?

luglio 11, 2010

Forse un senso si può anche trovare. Ma se deve essere un alibi per farsi accettare, o una fonte di malintesi… né l’uno né l’altro.

Enter the word “spiritual”, which is becoming synonymous with retaining all that is good in a religious person, without the religion. It seems that in many people’s conception if you really can’t be religious, at least you should try to be spiritual. If you are not, then you must be a damned selfish materialist, an implicit admission that is not likely to get you many dates on Match.com.

But what, exactly, does it mean to be “spiritual but not religious,” or for that matter, just plain spiritual? (continua)

Da Rationally Speaking

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Traffico di organi in Egitto. Perché?

ottobre 21, 2009

Egypte : organes à vendre

Non ho il tempo di tradurre l’articolo;
in ogni modo a me basta la prima riga:

Le prélèvement d’organes sur les cadavres est interdit en Egypte.

In Egitto il prelievo di organi da cadaveri è VIETATO.

Mi vengono in mente dei paralleli…

Massimo Pigliucci, ateismo e politica

giugno 21, 2009

Sono riuscito solo oggi ad ascoltare questa bella intervista di Massimo Pigliucci sulla Minnesota Atheists Radio, a proposito dei rapporti tra ateismo e politica.

Apprezzo anche la sua scorrevole eloquenza priva di birignao; un ottimale ibrido italoamericano.

Darwinisti e autodidatti

aprile 19, 2009

Anni fa rimasi colpito da un fatto ironico: nell’America contemporanea abbiamo questo stereotipo di elite che crede nel darwinismo e vive spesso da solitario trentenne o quarantenne, e poi abbiamo lo stereotipo di quelli che rifiutano il darwinismo ma si sposano giovani e hanno 7 figli, 49 nipoti e 343 bisnipoti. A questo punto non è una gara fra darwinisti e anti-darwinisti; è una gara fra darwinisti teorici e darwinisti sperimentali!

Quando leggo certe cose, comunque scritte meglio (grazie Hrönir),
e mi rendo conto che le avevo elaborate per conto mio,
non so più cosa pensare.

Potrei citare svariati altri esempi, riscoperti su Kant, Pascal, Russell…

In me deve esserci qualcosa di storto (o di fortunato?) se sono finito a disegnare protesi, confezionatrici e vasche da bagno.

PS: nell’intervista riportata ci sono numerosi ed essenziali spunti; condivido la critica costruttiva verso Dawkins e Hitchens, ma metterei in guardia verso un potenziale malinteso.

“Credere” nell’evoluzione non implica fare della descrizione del mondo il metro per le proprie scelte morali:

«Io non intendo sostenere una moralità basata sull’evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci. Sottolineo questo punto, perché so che esiste il pericolo di essere frainteso da quella gente, troppo numerosa, che non sa distinguere tra una dichiarazione di fede nella verità dei fatti e un’affermazione che così i fatti dovrebbero essere. La mia opinione personale è che una società umana basata soltanto sulla legge del gene, una legge di spietato egoismo universale, sarebbe una società molto brutta in cui vivere. Sfortunatamente però, per quanto noi possiamo deplorare una cosa, questo non le impedisce di essere vera. Questo libro cerca soprattutto di essere interessante, ma se voleste ricavarne una morale, leggetelo come un avvertimento. Siate consapevoli che se desiderate, come me, costruire una società in cui i singoli cooperino generosamente e senza egoismo al bene comune, dovete aspettarvi poco aiuto dalla natura biologica. Bisogna cercare di insegnare generosità e altruismo, perché siamo nati egoisti. Bisogna cercare di capire gli scopi dei nostri geni egoisti, per poter almeno avere la possibilità di alterare i loro disegni, qualcosa a cui nessun’altra specie ha mai aspirato».

Richard Dawkins, Il gene egoista, tr. G. Corte, A. Serra, Mondadori, Milano.

Caldaia cargo cult MKII

marzo 11, 2009

Ultimamente i miei dubbi si concentrano sull’identità e gli obiettivi di questo blog: cosa c’entra la religione con gli impianti di riscaldamento?

Non si può dare umanamente una risposta, e infatti solo una voce dall’alto poteva sostenermi. Diciamo che mi è giunto un segno da Dio…

—   —   —

Un mio amico da tempo riceve messaggi queruli da un coinquilino; trova biglietti sulla sua porta di casa.

Tale condomino è appartenente a una nota orcheoclastica confessione religiosa e non manca di corredare le sue lamentele con citazioni bibliche, la cui pertinenza al merito delle richieste è quantomeno enigmatica.

Fatto sta che questo signore dichiara di non riuscire a dormire a causa dei rumori che la caldaia del mio amico diffonderebbe nell’edificio.

Un pizzino oggi, uno domani, l’accusato si decide a fare una paziente verifica: spegne l’impianto per qualche notte. Ma le lagnanze continuano, così come i versetti biblici.

“Scusi sa, ma qui batto i denti da un pezzo: se lei sente qualcosa, non è la mia caldaia”.

Credete che sia servito a qualcosa? No, quello va avanti imperterrito.
Hanno ragione Aioros e Malvino: è tempo sprecato.

Yet another view about the Brazilian child debate

marzo 8, 2009

Premessa: vedo ora l’intervento di Aioros.
Mi sembra complementare e
opportuno.

E c’è pure un post dell’Oca, con qualche numero interessante.

E questa è la risposta di Malvino.

Non avrei voluto entrare nel merito, ma il Pigna mi ha obbligato a valutare se la sua lettura in proposito non fosse troppo personale o forzata (e rientrasse sotto la specie criticata da Aioros).

Citare il Vangelo in quel modo significa sostanzialmente dare dell’incoerente o – addirittura  – dell’usurpatrice alla Chiesa di Roma.

Io mi chiedevo: ma dopotutto, quell’aborto non sarebbe stato ammissibile anche secondo le strette regole vaticane? Anche lasciando da parte le larghe pratiche, fenomeno del quale ho solamente molti indizi e voci.

La Chiesa permette l’aborto “terapeutico”, ossia la pratica di privilegiare la vita della madre quando c’è da scegliere tra la sua e quella del feto?

Mi risultava di sì(1); cercando la risposta nei miei ricordi ho trovato una perla (ho molte perle di questo genere incastonate nella memoria):

Circa 15 anni fa feci la domanda di cui sopra al mio direttore spirituale.

La risposta fu: “Noo, cosa dici, ai medici è lasciata la libertà di curare, non di uccidere; se una terapia che salva la madre poi, malauguratamente, fa morire il bambino, non ci si può fare niente”(2).

Come scriveva un ben tradotto Scott Adams, questa è “una logica più torturata di Pavarotti ad un concerto di Zucchero”.

Oppure, semplicemente, ipocrisia.

Ora, non ho verificato se la posizione sopra esposta è quella ufficiale, solo una di quelle ammesse o una interpretazione eretica del mio ex direttore spirituale (per quanto udita da più fonti); come ho già scritto, la variabilità riscontrabile tra le posizioni dei membri della chiesa non è accidentale, ma strutturale al loro polimorfismo tattico.

Ci sono molti punti di contatto con il caso Englaro; anche quella situazione permetteva una notevole flessibilità da parte del magistero; questo solo riguardo alle strette regole: le larghe pratiche non le considero neppure.

In realtà nelle recenti(3) prese di posizione io leggo manovre che – con buona pace dei fedeli più onesti – non riguardano veramente aspetti etici, ma sono sostanzialmente delle affermazioni di leadership.

Insomma, come vado ripetendo ai miei amici cattolici più “progressisti”: io non pretendo che dichiarino esplicitamente di essere dei protestanti (quello sono), ma almeno che riconoscano che fondamentalmente è tutta una questione di potere.

—   —   —

(1) anche se a un occhio distratto potrebbe apparire che non si tratti sempre della scelta raccomandata

(2) Questo evidenzia pure che, per quanto dichiarino loro regola aurea il “lasciar fare alla natura” poi vi si attengano a scacchiera anche all’interno della stessa azione (vedi anche alla voce Englaro)

(3) dal 2005 in poi: sarà una coincidenza?

Chiedetevi se è una causa giusta

febbraio 9, 2009

Chiedetevi se è una causa giusta quella che richiede che si ricorra a espedienti di questo genere (riassumo da Regalzi):

[Giuliano Dolce, neurologo, dichiara ad Alessandra Stoppa]:

«I dati a disposizione della comunità scientifica dicono che il 75% di questo tipo di pazienti riprende lo stato di coscienza».

(…) Quello che conta, qui, è ciò che non viene detto: che quei pazienti si risvegliano praticamente tutti entro i primi mesi dall’inizio dello stato vegetativo.

(…) Dopo tre anni, stando ai risultati scientifici pubblicati, diventa a tutti gli effetti indistinguibile da zero.

(…) Mai nessuno, nella storia medica, si è risvegliato dallo stato vegetativo a distanza di 10, 15 o 17 anni. Mai. Nessuno. Lo 0%, non il 75%.

(…) Chiedetevi quali fossero le sue [di Dolce o di Stoppa] reali intenzioni nel dare un’informazione monca. Poi chiedetevi se è una causa giusta quella che richiede che si ricorra a espedienti di questo genere.

Il dono della sintesi

gennaio 14, 2009

Finalmente – in mezzo a tanto caos –
qualcuno che centra il nocciolo della questione*.

(scusatemi, meritereste di più,
Estinto, Azione e Farfinta,
ma io son pragmatico e prosaico)

* Cioè che tutti dovrebbero 
farsi venire qualche dubbio in più.

Apparizioni, spartizioni e ammazzacaffè

gennaio 12, 2009

Petrus chiosato da Pigna.

“Hai bevuto troppi Petrus”: espressione tipica di noi giovani (quando tali eravamo) per dire “Sei ubriaco?”.

Il bello è che inevitabilmente tout se tient, 
in modi diversi, sia dal punto di vista 
del non credente che da quello del cattolico ortodosso.

Un Islam non violento è possibile

gennaio 6, 2009

[Khan Abdul Ghaffar Khan] è stato nominato al Nobel per la pace nel 1985. Egli sosteneva che il suo credo non violento derivasse direttamente dall’Islam:

“There is nothing surprising in a Muslim or a Pashtun like me subscribing to the creed of nonviolence” he wrote. “It is not a new creed. It was followed fourteen hundred years ago by the Prophet all the time he was in Mecca, but we had so far forgotten it that when Gandhi placed it before us, we thought he was sponsoring a novel creed.”

Con buona pace dei sostenitori dell’Islam violento!