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Del caso Google-Internazionale e di come la gente vede le cose

agosto 6, 2013

Sono abbonato a Internazionale, e ho letto questo editoriale quando ancora non era disponibile sul web.

Un po’ di giorni dopo mi imbatto in questo articolo, “Il caso Google-Internazionale: una polemica che ha poche ragioni d’esistere“.

Non sono stato sorpreso tanto dall’editoriale di De Mauro quanto dalle reazioni che ho letto in giro.

Dispiace rendersi conto che molti – appartenenti tra l’altro a una fascia discretamente alfabetizzata – non percepiscono il problema e anzi mancano completamente il merito della questione.

Lo si capisce già dalle parole del titolo, e viene confermato dai commenti: in verità non c’è nessuna “polemica”, il direttore di Internazionale non si è lamentato con Google, nessuno ha fatto la vittima e in buona sostanza non è successo ancora alcunché.

Non si tratta di giudicare se Google sia “buona o cattiva” (io mi sento relativamente tranquillo, anche se) o se tecnicamente ci sia stato davvero un blocco del sito (non c’era, come del resto premesso da De Mauro).

Si tratta di capire cosa stiamo costruendo tutti assieme, in larga parte con azioni solo parzialmente consapevoli; e di valutare l’importanza delle “impostazioni predefinite” o di “default”. Che è enorme, soprattutto nella fascia maggioritaria (per usare un eufemismo) dei fruitori di internet.

Si tratta anche di comprendere che le posizioni di potere sono una realtà e un problema oggettivi: contare – sperare – sull’onestà di chi le ricopre è un po’ imprudente o perlomeno superficiale. Finché va bene, va bene; ma poi?

Una situazione molto simile è quella che abbiamo avuto in Italia nella percezione collettiva del conflitto di interessi. Quello di Berlusconi è uno dei più pesanti ed evidenti; anche se non è certo l’unico*, lo voglio prendere come spunto per una considerazione su come vedo molti ragionare.

Per anni ci siamo scannati sui conflitti di Silvio, e (imho) per una grossa parte della platea il punto era stabilire se ci fosse o no un comportamento di abuso. Ma la questione non era quella, o meglio, non avrebbe mai dovuto esserlo.

Quando ci si trova a indagare se qualcuno in condizione di conflitto di interessi ha abusato o meno della sua posizione, è già troppo tardi.

Il conflitto di interessi è una condizione oggettiva: non dipende dall’onestà o dalla correttezza di chi vi si trova. Se sono in conflitto di interessi ci sono e basta, a prescindere dalla mia volontà.

In molti casi, direi quasi “per definizione”, chi si trova in situazione di conflitto non può comunque agire in modo corretto, nemmeno con la migliore delle intenzioni.

Riportando tutto al tema iniziale: Google, Facebook, Wikipedia – e il prossimo che arriverà – hanno un bel potere su una fetta sempre più grande della nostra vita. Io ho spontaneamente pregiudiziali positive e in generale sono un utilizzatore riconoscente. Ma se non siete già di vostro un poco preoccupati per questa tendenza generale al monopolio, non so davvero che altro dirvi.

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* non è neanche uno solo, a voler esser precisi

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Pubblicità contestuale involontaria

gennaio 3, 2010

Guarda tu cosa mi salta fuori
non appena faccio una ricerca con la parola “cambiali”:

Solo che la finestra non è stata lanciata da Google, ma da Repubblica.

Ma cos’è ‘sta roba?!?

gennaio 15, 2009

Io non ho molta simpatia per lo strapotere del leader,
ma finché la pagina standard di Yahoo sarà di questo tenore
con me non avrà speranza.

(sì, lo so che la posso personalizzare; e allora?)

rottyah

La bufala dei 7 grammi di CO2 per ogni ricerca su Google

gennaio 13, 2009

Ne parla Marco Pagani.

Io avrei da aggiungere che se anche fosse vero ci sarebbe da discutere sui costi e i benefici.

Resta il fatto che è falso.

Facciamo così. Rinuncio a 1 video su Youtube ogni 6, e con l’energia risparmiata mi garantisco l’uso dei motori di ricerca per i prossimi 100 anni (giusto per dare un’idea). Ma davvero nessuno ha pensato ai veri bl0ckbuster della rete, tipo lo streaming video o i siti con miliardi di applet?*

Update 1:

In risposta a Luca nei commenti

In definitiva penso che notizie come quella citata abbiano il solo effetto di ottenere la classica scrollata di spalle con un sonoro:
“Ma figurati! Sono tutte cazzate”.

Update 2:

Ecco una bella risposta di Cattaneo. E due citazioni di Oca Sapiens.

* In realtà i motori di ricerca richiedono parecchia energia, più di quanto non se ne usi facendo la semplice query in senso stretto: ma appunto è fuorviante parlare di energia usata per singola ricerca.