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L’80% degli incentivi alle rinnovabili va ai petrolieri – 2

settembre 8, 2008

Mi scrive Caminadella in questo post:

Ok, però in alcuni casi questi residui sono gas. Per esempio, a Taranto c’è una centrale elettrica Edison (in regime CIP-6) che usa i gas di recupero degli altoforni Riva. Non ci sono altre possibilità di recupero. Senza centrale, i gas sarebbero bruciati “in fiamma”. Quindi, quella centrale produce energia senza aggiungere un grammo di emissioni a quelle che ci sarebbero in sua assenza; da questo punto di vista, è equivalente a una centrale eolica o solare.
Per come la vedo io, lo scandalo è l’entità degli incentivi, non il fatto che siano concessi alle assimilate. Il magna magna ci può essere sull’eolico tanto quanto sui residui industriali.

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Non è che non son d’accordo, eh?
Però parto dalla fine e critico la frase “Il magna magna ci può essere sull’eolico…

Verissimo, ma non c’entra nulla. Qui non si sta parlando dei rischi potenziali o dei massimi sistemi, ma di come è andata concretamente in questi anni. E del fatto che si cerca non solo di nascondere il magna magna, ma addirittura di imputarlo alle vittime. In questo senso la tua frase è vera solo se decontestualizzata, ma in tal caso diventa un’ovvietà superflua. (1)

Lo scandalo è certamente l’entità degli incentivi (be’, non solo l’entità, ma anche le proporzioni).
E ti sembra una cosa da piazzare così, en passant?
Si tratta della sostanza della questione.
QUANTITY IS QUALITY.

Qui si tratta di dire ai cittadini che stanno pagando per questa e non per quell’altra cosa, in modo che almeno non li si possa imbrogliare sulle valutazioni dei risultati rispetto agli investimenti.

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E ora parliamo più in generale.

No, quella centrale NON è equivalente a una centrale eolica o solare. Attenzione, non sto dicendo che non sia un bene incentivare il recupero quei gas, ma che non è la stessa cosa INCENTIVARE un impianto eolico o uno assimilato.

La domanda che ci si deve porre è: PERCHÉ incentivare?

Il motivo potrebbe non essere immediatamente chiaro.
Non si tratta di risparmiare due chili di CO2 (o 2000000 di t, è lo stesso).

Gli incentivi – per come la vedo io – non sono una questione morale o “ambientalista”. Sono uno strumento STRATEGICO. (2)

In questo senso, a seconda delle diverse situazioni, potrebbe essere addirittura più giusto che un governo incentivi l’impianto assimilato piuttosto che quello ad energia rinnovabile.
Ci sono impianti petrolchimici nel mondo che bruciano in torcia una quantità di gas incredibile, un vero ben di dio; in certi casi quella può essere la priorità uno.

Ma gli incentivi non sono un premio morale all’impianto più buono, più bello e pulito; sono (dovrebbero essere) una spinta strategica – lo ripeto – per indirizzare le infrastrutture di una nazione in una direzione che ancora il mercato non recepisce in pieno ma che inevitabilmente sarà il futuro.

È chiaro a questo punto che non è semplice decidere come e quanto incentivare; non è nemmeno scontato che sia un bene farlo. Ad esempio, per come è andata, se si potesse tornare indietro la componente A3 la abolirei del tutto. Ormai mi saprebbe un po’ fatica, visto che timidamente la stanno usando anche per far partire il fotovoltaico.

In sostanza: non si incentiva qualcosa che avrà sempre bisogno di una stampella. Lo si fa con qualcosa che diventerà competitivo, magari lo standard, e quasi unicamente per essere pronti prima degli altri con le proprie infrastrutture, le proprie filiere, la propria cultura civile e industriale. (3)

È giusto farlo anche per il nucleare, se si pensa che rappresenti un indirizzo importante del futuro (io credo che, per come lo stanno affrontando in Italia, sia invece un pericoloso diversivo mediatico).

In questo senso è molto importante stabilire dei programmi, degli obiettivi dei metodi di valutazione per “correggere il tiro” e soprattutto delle “exit strategies“. A scopo di esempio, si veda come fanno i tedeschi. Non sono rose e fiori, anche lì hanno le lobby che tirano di qua e di là, ma una cosa da loro è chiara: prima o poi gli incentivi devono finire. Per questo litigano, ma il principio è presente a tutti.

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(1) No, in effetti non tanto superflua: gli incentivi sono sempre pericolosi. In Italia, poi, figuriamoci.

(2) E non è nemmeno una questione di destra o sinistra; per dire, gli USA (democratici e repubblicani) hanno sempre finanziato e indirizzato con un mare di denaro pubblico i loro settori strategici; i risultati a volte possono essere stati discutibili, ma il principio non è in questione.

(3) Un articolo che mi ha illuminato è quello di Domenico Coiante sul perché sia utile INIZIARE a installare del fotovoltaico diffuso anche se la tecnologia non è del tutto matura o concorrenziale: perché non sarà possibile svegliarci un giorno e installare di colpo tutti i pannelli nuovissimi e supertecnologici che ci serviranno.
Prima di tutto perché non ce ne saranno abbastanza sul mercato; ma soprattutto perché faremmo saltare le nostre reti di distribuzione.
È un po’ come la questione media/contenuti: un sistema si può evolvere solo in modo organico.

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In Italia l’80% degli incentivi alle rinnovabili va ai petrolieri

settembre 7, 2008

Premessa: MondoElettrico cita Greenpeace per il 2007; per gli anni passati qui io allegavo un riassunto dei verdi; tuttavia, anche da questa analisi dell’Istituto Bruno Leoni si comprende (nonostante alcune capriole logiche) che le [s]proporzioni e le storture sono quelle.

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Ogni tanto qualcuno tira fuori l’argomento che le rinnovabili non sono concorrenziali.

C’è un fondo di verità (di anno in anno sempre più debole) se nei costi non includiamo le sesquipedali esternalità delle altre fonti.

Ma il nostro amico diventa particolarmente odioso se per dimostrare la sua tesi parla dell’enorme buco nero (decine e decine di miliardi di euro) di cui negli ultimi 15 anni eolico e compagni avrebbero goduto senza svilupparsi davvero.

Non sto esagerando l’importanza di questa posizione: tre anni fa è stata pubblicata una dichiarazione simile in un articolo de Le Scienze, e viene recuperata ogni volta che fa comodo dai soliti noti.

Giusto per fare un esempio, Capezzone qui parla di fardello delle rinnovabili e ne dà la colpa ai Verdi.

Sembrerebbe pure che si cerchi di rendere poco evidenti fatti;
i resoconti dell’Autorità per l’Energia sono poco leggibili:

  • In “Remunerazione impianti
    la voce fotovoltaici, biomasse RSU è consolidata!!!
    (come pure sono riuniti eolico e geotermico, chissà perché)
  • In vari punti i dati sono rinormalizzati
    (non si vedono le quantità assolute).

Tuttavia qualche conto si riesce a fare: in “Quota delle prime 10 società” risultano – per il 2006 – 39500 GWh per le “assimilate” e 9400 GWh per le rinnovabili.

Se si considera che nel bilancio delle rinnovabili una quota pesante è coperta da impianti ormai storici di idroelettrico e (in misura minore) geotermico, si comprende la situazione.

Altri agganci:

La grande giungla del Cip6

Macchine da soldi, alimentate a Cip6

Ancora sugli inceneritori

gennaio 25, 2008

La relativa voce di Wikipedia è molto ricca.

CIP6

gennaio 22, 2008

Per un po’ devo diradare il blog.

Ma Ivo mi chiede qualcosa del CIP6.
Ho raccolto alcuni documenti, ma per ora non riesco ad organizzarli decentemente.

Un post per cominciare è La grande giungla del CIP6 su ASPO-Italia.

Interessanti sono anche questo documento
dell’Istituto Bruno Leoni e questo resoconto dei Verdi.

Ognuno ha le sue opinioni, ma mi sembra che
i numeri non siano messi in dubbio da nessuno.