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Vademecum, Satanas

aprile 10, 2010

Risposta a Debora che cita Paolo Moscogiuri.

Punto 1

Si consuma di meno, ma non è vero che si risparmia: a meno che ogni e ciascuna lampadina che avete in casa, una volta accesa, non rimanga poi accesa per otto ore di seguito!

Da quello che scrivi, sembra che IL CONSUMO ELETTRICO dipenda molto dal tempo di accensione, ma questo – lo dico perché non è chiaro ai più – È FALSO. E questa storia continuo a sentirla ancora da tante parti…

Quel che può essere vero è che la lampada duri meno (dipende dalla sua elettronica, in verità; migliore è l’elettronica, minore è la sofferenza della lampada ai cicli di accensione).

Scusa la pignoleria, ma l’articolo originale che citi su questo era più chiaro.

Punto 2

– Ci vuole molta più energia e risorse per produrle, e il risparmio in seguito serve appena ad andare in pareggio.

Assolutamente falso!

Il consumo delle lampade ad incandescenza è tale che perdere, in confronto, è impossibile.

Che poi il gioco valga la candela, non è detto, questo te lo concedo.

Di sicuro il risparmio energetico di tutto il ciclo di vita non è così favorevole come potrebbe far supporre un banale confronto dei costi energetici di puro esercizio.

Punto 3

– Sono piene di elettronica, mercurio e altri inquinanti. Immaginiamo tra qualche anno quando milioni di lampadine saranno gettate nelle discariche, che razza di inquinamento dobbiamo aspettarci.

Aaaargh! Moriremo tutti di avvelenamento da mercurio!

Non voglio nemmeno parlare del mercurio rilasciato a livello industriale, fate però il conto voi di quanto ne abbiamo scaricato solamente con tutti i termometri che abbiamo rotto nelle nostre case negli ultimi 50 anni.

Dai: un termometro contiene il mercurio di 100 lampade (lo dice proprio lui, non mi prendo io la briga di controllare) e in tutte le famiglie che conosco ne hanno rotti almeno un paio, scaricando i residui in fogna o in pattumiera.

Punto 3b

– Sono piene di elettronica...

Come quasi tutta la roba che stiamo buttando via in questi anni.

Ragazzi, qui bisogna uscire dallo schema dell’usa e getta (tipo la sporta biodegradabile che così non ci penso più).

Tutti i rifiuti vanno riprocessati e gestiti opportunamente.

Detto questo, anch’io ho dei dubbi che valga la pena tenere in piedi la filiera delle lampade compatte. Le obiezioni sono interessanti, sono i presupposti impliciti che mi preoccupano.

(Piccola confessione: io le CFL le smonto tutte, porto all’ecocentro solo il tubo e ne tengo le elettroniche in cantina; ne ho già usate parecchie per sostituzioni varie, ma sono un nerd!)

Punto 4

Emettono raggi ultravioletti e onde elettromagnetiche, le quali saranno anche una panacea per la salute ma personalmente le gradisco poco nell’abat-jour a trenta centimetri dal cuscino.

Di onde elettromagnetiche ne emettono di più i cellulari, i router wireless, i telefoni cordless etc. etc.

Detto questo, non è una scusante piena, e penso che prima o poi ci dovremo preoccupare di tutte queste onde che ci avvolgono.

Riguardo agli ultravioletti… direi meno delle alogene. Ma anche qui è questione di QUALITÀ.

Punto 5

– Emettono una luce bianchissima che è dannosa per i presbiti (quasi tutti gli ultracinquantenni, in pratica) e per chi soffre di cataratta e problemi alla retina.

Qui mi fai un po’ incazzare, però questo punto mi rivela che forse tutto dipende da brutte esperienze.

Ma dove le comprate ‘ste lampade?!? Ci sono stati 30 anni di evoluzione nel settore, non vi avranno mica dato dei fondi di magazzino?

Anche nel più scalcagnato dei negozi ormai le CFL sono quasi tutte da 2700 K (bianco caldo). E comunque non c’è solo la temperatura di colore; anche qui, a seconda della qualità, ci sono rese cromatiche diverse. E una 4000 K recente può avere una resa più fisiologica di una 2700 K vecchia.

Conclusioni

Guarda Debora, ne avrei per altri 4 o 5 commenti, ma vengo subito al succo perché…
io non voglio difendere le lampade CFL!

Perché me le fai difendere?

Sai, io penso che siano diventate ormai un feticcio, le regalano in tutti gli angoli, quando uno si converte al “low-carbon” (mi piace questo malsano doppio senso) la prima cosa che fa è prendersi di questi tubi.

Sono un alibi micidiale!

Però tu mi obblighi a criticare quei punti, perché non è dando informazioni parziali, epidermiche o obsolete che si fa un buon servizio.

La precisione prima di tutto: altrimenti si rischia di perdere credibilità sulle stupidate.

Sì, perché sarai d’accordo con me sul fatto che questa faccenda – sia vista dai critici che dagli entusiasti – è un misdemeanor: è preoccuparsi della stecca fatta da un violinista dell’orchestra del Titanic…

Bacioni

PS: non so se si è capito che
anche in questo campo you get what you pay for.

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Le lampade fluorescenti producono raggi UV?

ottobre 11, 2008

Me lo chiedevo giusto dieci giorni fa alla Pinacoteca di Brera*.

Oggi vedo un post di Pigna che cita questa notizia**.

In effetti mi chiedo perché se ne parli solo ora.
Le lampade fluorescenti sono fonti primarie di raggi UV: dentro il tubo viene prodotta radiazione ultravioletta; questa è trasformata in luce visibile dallo strato di polveri fluorescenti che si trova sul lato interno del vetro.

In realtà io a ridosso di tali lampade non ho mai notato particolari effetti, quali perdita di colore o degradazione superficiale di plastiche, quindi non credo che la quantità di UV sia massiccia.

Ovviamente tale osservazione ha un valore empirico, e solo per quel che riguarda eventuali danni agli oggetti.
Riguardo agli effetti sulla salute, le valutazioni sono sicuramente più difficili: chissà che determinate lunghezze d’onda, anche in piccole quantità, non abbiano effetti negativi.

Una cosa però è sicura:
se una lampada presenta danni
allo strato fluorescente è da rottamare
,

perché dagli “spiragli” passano raggi UV allo stato puro.

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* Osservando le fonti di luce, che in un museo non devono assolutamente contenere radiazioni che nel tempo degradino le opere.

** Vedi che alla fine ci sono collegamenti tra ingegneria e dermatologia?