Archive for the ‘Storie dalla sala macchine’ Category

Vivere senza Google – 1

gennaio 2, 2020

Onestamente il titolo dovrebbe essere “Cerco di ridurre la dipendenza da Google”, ma prendo volentieri a prestito il titolo della puntata di 2024 in cui Quintarelli illustra alcune possibili alternative al nostro ormai ingombrante fratellone (qui un suo post articolato con molti link e suggerimenti).

In questi mesi ne ho provate un po’ anch’io e potrei riassumerle così:

1. tenere il telefono personale (sull’aziendale non riesco) senza servizi Google;

2. spostare quante più registrazioni possibile da Gmail a un account mail diverso;

3. trovare un fornitore di servizi cloud federati e alternativi a Drive, Calendar etc.;

4. valutare l’efficacia e la sostenibilità di ciascuno dei servizi in questione;

5. valutare la disponibilità di app (se possibile libere) che permettano di sfruttare tali servizi sullo smartphone.

L’obiettivo era, per ora, esplorativo. Non ho intenzione di boicottare nessuno, ma mi piace sostenere le alternative e difendere la biodiversità informatica.

Per dire, anche se Microsoft non mi sta simpatica, mi è dispiaciuto quando Windows Phone è morto.

Le valutazioni che posso fare ad oggi (nb: ogni punto richiederebbe tre post):

A. per un uso personale e autonomo, lo scenario è MIGLIORE di quanto sperassi; Nextcloud copre quasi completamente le mie esigenze e posso usare senza troppi handicap anche smartphone con un LineageOS “puro” senza Google Play Services. Ah, F-DROID tutta la vita!

B. Per l’utente comune (es. mia madre, che non sa certo installare app usando gli APK o i market alternativi) è ancora necessario avere un telefono con i Google Play Services attivi, anche se non tutto è indispensabile e chiunque può iniziare ad adottare servizi alternativi un po’ alla volta.

C. I servizi federati che usiamo in famiglia (cloud file repository, calendari condivisi, sincronia col NAS, editing di documenti online, etc.) sono buoni e non fanno rimpiangere Google; una piacevole sorpresa è stata trovare uno strumento di news e feed molto simile al vecchio glorioso e rimpianto Google Reader.

D. Per ora sono molto contento di Webo e lo consiglio a tutti gli utenti privati; considerate che per le funzioni fondamentali (calendari, rubrica contatti, news, 5 GB di spazio cloud, editing collaborativo di documenti online, etc.) c’è la possibilità di creare account gratuiti.

E. Per il traffico in tempo reale (strumento di sopravvivenza nel mio lavoro) Google Maps è ancora al top rispetto alle alternative gratuite; Here mi sembra meno accurato, anche se ci si può accontentare.

PS: questo articolo è fatto abbastanza bene ed è onesto sugli ostacoli (forse anche troppo drammatico rispetto a calendario e rubrica, che con Nextcloud e DAVx5 si sincronizzano piuttosto bene).

Storie dalla sala macchine #8

agosto 27, 2017

Un cliente mi chiama e mi dice “Non carico più niente!”.

L’amico tentava disperatamente di caricare degli assiemi 3D, ma SolidWorks continuava a non trovare i file là dove avrebbero dovuto essere.

Ora, è possibile configurare SolidWorks in modo da fargli trovare rapidamente i file di gruppi e parti anche dopo che sono stati spostati; tuttavia il problema non si porrebbe se:

  • [caso migliore] si disponesse di un PDM, oppure:
  • si usassero gli strumenti giusti per spostare i file, oppure:
  • si tenessero le manine a posto quando la necessità di spostare la roba – veramente – non ci sarebbe.

Ma no… loro avevano “messo in ordine” i componenti spostando tutti i file in nuove cartelle classificate e divise per blocchi di codici consecutivi.

Ma magari chiedere prima?

Per i profani: SolidWorks, Pro/E, Inventor e quasi tutti i CAD per la meccanica usano un sistema di “montaggio” dei file che somiglia un po’ a un organigramma, un po’ ai riferimenti dei file nelle pagine web. Se cambi i percorsi dopo aver creato le strutture, ti tocca cambiare i riferimenti e a volte (soprattutto se non conosci bene lo strumento) può andare dal tedioso all’arduo.

Riorganizzare tutto un archivio in quel modo è un po’ come andare in una concessionaria di automobili, smontarle tutte, mettere le ruote in un cassone, le bielle in un altro, i sedili in un altro ancora, etc. e sperare che le auto si mettano ancora in moto.

Disavventure: roll-back da Windows 10 a Windows 7

agosto 26, 2017

Aggiornamento (lieto fine?)

In modo silente, con la versione 1809 o 1903 le cose si sono sistemate.

Non ho fatto l’aggiornamento semestrale, ho reinstallato da zero il sistema.

Windows 10 è ora compatibile col mio ASUS X52S, schede video Intel HD 3000 e NVidia MX 520.

Vecchio articolo

Giusto due appunti in italiano per qualcuno che avesse le stesse noie…

Desidero imprecare ringraziare Microsoft per avermi fatto perdere una valanga di tempo con Windows 10 sul PC di casa.

La storia in sintesi:

  • Notebook ASUS con Intel Core i7-2670, scheda video Intel HD 3000 + NVidia GeForce 520
  • OS originale Windows 7 Home Pro
  • Update a Windows 10 nel luglio 2016
  • Necessità di roll-back a Windows 7 dopo il catastrofico update alla build 1703

Il problema in sintesi:

  • la scheda video non funziona più correttamente con l’aggiornamento alla versione Creator Update 1703; il PC è praticamente inutilizzabile
  • Intel HD non è disattivabile (come invece è spesso possibile con le architetture successive, lasciando accesa solo la GeForce)
  • Nessuna combinazione di drivers sembra risolvere il guaio
  • Intel dichiara che l’hardware non è supportato su Windows 10

Perché la situazione è una schifezza e mi ha fatto perdere un mare di tempo:

  • Ho aggiornato unicamente per garantire al PC un supporto di sicurezza più duraturo
  • Ho aspettato prudentemente un anno prima di aggiornare
  • Il software di update di Microsoft NON ha segnalato problemi e ha aggiornato la macchina, nonostante il teorico mancato supporto di Intel
  • La macchina ha funzionato PERFETTAMENTE per un anno, sia con la build 1607 che con le precedenti, nonostante il teorico mancato supporto di Intel
  • La build 1703 ha “rotto qualcosa”, ma sembra che sia davvero una interferenza minore tra moduli (a un certo punto dopo l’avvio, tipicamente se si va in standby, il sistema “uccide” il driver video per dichiarate questioni di sicurezza, ma fino ad allora tutto è OK).

Ora, io non riesco più a contare le ore che ho perso per gli aggiornamenti, per il rollback (avevo ancora tutti i DVD di ripristino) e i ri-aggiornamenti; per non parlare del tempo che ci ho messo per capire dove stava il busillis.

Ma almeno io ho i mezzi per sistemare queste situazioni (snapshot delle partizioni di sistema, dati su partizioni diverse e backup multipli, etc.); altre persone avrebbero dovuto buttar via tutto o comunque perdere ancora più tempo.

NB: avevo anche l’ultima immagine con Win 7, ma l’ho cancellata dopo un anno di buon servizio; non si dovrebbe mai fare, anche perché lo so che è stato QUELLO a scatenare il casino 😉

Niente che valga il cuoio

marzo 17, 2015

Superstizione e artigianato

Poiché l’argomento è risultato cosi molesto agli scienziati non ci si poteva aspettare che i nostri antenati lo affrontassero in maniera molto logica, e difatti nessun argomento tecnico è mai stato cosi profondamente infestato da superstizioni. Si potrebbe, e forse si dovrebbe, scrivere un libro lungo e per lo più raccapricciante, sulle superstizioni connesse con la lavorazione e con la fabbricazione dei materiali. Nell’antica Babilonia la lavorazione del vetro richiedeva l’uso di embrioni umani; delle spade giapponesi si diceva che fossero state temprate immergendole, ancora roventi, nel corpo di prigionieri vivi. Erano comuni i casi di seppellimento di vittime nelle fondamenta di edifici e ponti: ai tempi dei Romani si ricorreva invece a una bambola. Tutto ciò non si discorda troppo da molti aspetti dell’antropologia primitiva, e sembra che si basasse sull’idea che la nuova struttura dovesse avere una vita propria.

Recentemente siamo diventati meno crudeli, ma forse non molto meno superstiziosi. In ogni modo alcuni tratti di irrazionalità riguardo ai materiali persistono ancora in tutti noi. Per esempio, la questione dei materiali nuovi contro quelli vecchi, e di quelli naturali contro quelli sintetici è affrontata da molta gente con un calore emotivo che è raramente basato su conoscenze reali o su prove sperimentali. Questi pregiudizi sono più forti nei campi non strutturali dove non c’è “niente che valga la lana” oppure “niente che valga il cuoio”, ma sotto diffusi anche nel settore delle costruzioni.

Tutti questi atteggiamenti sono in realtà riconducibili all’idea di un certo vitalismo dei materiali, una vis viva da cui dipende l’attendibilità della sostanza; un operaio vi dirà che la tal cosa si è rotta perché “l’anima ne è uscita fuori”. Durante l’ultima guerra mi occupavo dei rifornimenti di bambù per costruire aquiloni per sbarramenti antiaerei. Un importatore di bambù mi disse che aveva difficoltà a tenere in magazzino le lunghezze di cui avevamo bisogno, perché, visto che bisognava tenerle orizzontali, occupavano tantissimo spazio. Gli chiesi perché non le immagazzinava verticalmente. “Se lo facessi – egli mi rispose – l’anima scapperebbe fuori dalle estremità”.

In passato, beninteso, l’istinto e l’esperienza erano l’unica guida nella scelta dei materiali e nella progettazione di strutture e di utensili. Gli artigiani erano talvolta abbastanza bravi, ma sarebbe sbagliato esagerare le virtù dell’indirizzo tradizionale; l’oggetto finito può avere anche un aspetto splendido, ma la progettazione strutturale è spesso mediocre e talvolta pessima. Le ruote spesso si staccavano dalle carrozze perché i carrozzieri non erano capaci di montarle come si doveva. Analogamente, lungo le vie marittime, le navi di legno hanno sempre fatto acqua, senza necessità, perché i maestri d’ascia non capivano la natura di uno sforzo di taglio e molti di essi, mi dispiace dirlo, non la capiscono ancora.

Tale digressione sugli aspetti prescientifici dell’argomento potrebbe sembrare fuori posto in un libro dedicato alla moderna scienza dei materiali, ma quest’ultima, come la scienza medica, ha dovuto farsi strada lottando continuamente contro molte usanze tradizionali e leggende sciocche. Non prendere in considerazione il pozzo di anti-scienza da cui la scienza dei materiali ha dovuto emergere non sarebbe realistico.

James Edward Gordon – Strutture – Mondadori EST

Omeopatia: si sono calmate le acque?

agosto 21, 2011

…perché poi noi queste acque possiamo condizionarle!

Stephen Lower, un chimico americano, ha raccolto una lista incredibilmente lunga di dispositivi che fantasiosi inventori (chiamiamoli così) nel tempo hanno creato per “trattare l’acqua”.

Fatevi quattro passi e cinque risate…

No ingegneri!

novembre 11, 2010

no ingegneri!

Spam km zero

aprile 6, 2010

Dev’essere stato Zaia.
Dopo McDonald’s ha convinto pure l’anonima spammers.

Basta con la posta che ci invade partendo dalla perfida Albione!

Finalmente si realizza un prodotto genuino e dal volto familiare (anche a costo di farsi scappare qualche arcaismo).

Ecco, in qualità di esempio, alcuni mittenti arrivati in casella:

Diritti digitali

settembre 28, 2009

Cronaca vera di stamattina.

Spostando materiale sulla rete aziendale:

“L’utente non è autorizzato a visualizzare i diritti sul file, ma è autorizzato a modificarli”

Qui è ASUS, Taiwan. Arrendetevi.

novembre 13, 2008

Prego, imparate il cinese.

(dalla schermata “Cultura” dell’EeePC 900)

La dura vita del turista infermo ai tempi del marketing farmaceutico

agosto 16, 2008

Cliente (io) – Vorrei del JKXYZ.
Farmacista – Da 10, 20 o 30?
C – In che senso?
F – È il numero di bustine per scatola.
C – Mah, facciamo quella da 30.
F – Se vuole spendere meno, c’è anche il generico.

(mi avvicino, vedo il prodotto di marca e almeno 2 generici, in vari formati)

C – Beh, mi lasci dare un’occhiata ai prezzi…
F – Ma vuole proprio le bustine, o preferisce le compresse?
C – Ah, ci sono anche quelle… no, andiamo con le bustine.
F – Quello di marca?
C – Sì, vada con quello, da 30, che costa comunque meno.
F – Tipo Normale o Sport?

(momento di crisi epistemologica)

C – Ehm, accettate carte Visa?
F – Un attimo, chiedo (si gira). Sì, certo.
C – Tutti. Li compro tutti. Basta.

(pago)

C – Scusi, una curiosità: qual è la differenza tra lo Sport e il Normale?
F – Nessuna.
C – Ah, volevo ben dire.