Archive for the ‘innovazione’ Category

L’evoluzione è “efficiente”?

settembre 22, 2016
Domenica era a Carpi Telmo Pievani, per il Festival Filosofia; considerato che il tema dell’edizione era “Agonismo”, si è visto un prevedibile excursus storico sul darwinismo sociale e le varie interpretazioni economico-politiche che si sono succedute nel ‘900.
Il tema è vastissimo, sia sul fronte storico che scientifico che epistemologico e non ho il tempo né soprattutto le competenze per affrontarlo.
Però un passaggio della conferenza mi ha dato l’occasione per tornare su un punto su cui avevo già meditato e mi piace fissarlo qui, anche perché ha a che fare col mio mestiere e la progettazione.
Pievani citava Darwin, che in un brano scriveva della lotta per la sopravvivenza non solo come violenza, ma anche come grande spreco.
Ecco, il mio punto qui sono la competizione e la selezione naturale visti come paradigma per il raggiungimento dell’EFFICIENZA.
Di per sé non si può definire la natura come efficiente o meno. L’efficienza è un risultato diviso una spesa alla luce di uno scopo e la natura, per come oggi la conosciamo, di scopi non ne ha.
Ma anche vedendola nella più classica delle interpretazioni antropomorfe, non c’è niente da fare: se la guardiamo dal punto di vista industriale ed economico, bisogna ammettere l’evoluzione nel suo complesso è inefficiente, “fa troppi morti”; può anche produrre specie e sottosistemi efficienti, ma il sistema nel suo complesso è uno spreco totale.
In realtà noi già usiamo competizione, selezione ed evoluzione come strumenti per migliorare la nostra vita e l’efficienza dei nostri sistemi. Ma nell’interpretazione di ciò che facciamo e nelle proposte di innovazione credo che non dobbiamo tirare troppo il collo alle analogie.
(continua)

La parte essenziale è la cornice

settembre 14, 2015
Scriveva Frank Zappa* che la parte più importante di un’opera d’arte è la cornice. C’è da dire che arrivava buon ultimo, nell’arte del ‘900, a farlo notare. Non si tratta solo di una provocazione, ma di una questione di sostanza. È un punto chiave della filosofia dell’arte, ma vi risparmio qui gli approfondimenti: mi limito a rilevare che in campo scientifico e tecnologico questa osservazione è ugualmente rilevante, se non di più.
Comunque non voglio abusare della metafora e passo a occuparmi di simulazione.
Frank Zappa - The Frame
Ogni volta che noi progettisti facciamo due conti – di qualunque tipo: dalle formule più semplici dei prontuari fino alle analisi da milioni di DOF – usiamo dei MODELLI. Questi modelli sono SEMPRE delle approssimazioni; è una realtà che confido sia ben presente nei nostri pensieri, ma è bene ricordarla spesso.
Il punto è: per quali ragioni un modello è approssimato? Quali sono i punti deboli da controllare quando si valida un modello?
Ecco, io credo che in queste considerazioni ci scordiamo spesso della cornice. È abbastanza facile ricordarsi dei difetti INTERNI al modello; più difficile è vedere la cornice.
Quando si crea (o si usa) un modello per studiare un sistema, se ne devono definire prima di tutto i confini. In verità, il primo e più determinante atto fondativo di qualunque modellistica è la divisione del mondo in due parti: ciò che è dentro al sistema e ciò che ne sta fuori.
Il secondo sottoinsieme ha un nome ben noto, se non famigerato: AMBIENTE.
(continua)
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* The Real Frank Zappa Book, p. 140

Due note rapide sulla “situazione smartphone”

agosto 30, 2015

Ormai non ho più l’abitudine di perdere tempo sul blog, ma non ho ancora mollato.

Ci sono sempre alcuni argomenti che mi stuzzicano; in particolare, credo che valga la pena di scrivere, molto umilmente, per gettare nella mischia alcune idee che vedo poco trattate.

Non ci tengo a scrivere inutilmente su argomenti già dibattuti, con ben maggiore competenza, altrove; però in certi casi preferisco fare la figura del dilettante e farmi sentire, se credo che il mio contributo sia originale e, magari, fecondo.

Ho discusso con un mio vecchio amico, paladino di Linux e del free software (categoria che in qualche modo include anche me). Lui è insofferente ai dispositivi mobile: li ritiene una moda, poco significativa se non addirittura perniciosa.

Anche se lui si trova un po’ all’estremo dello spettro su questo tema e potrebbe essere solo uno straw man, io ritengo (e sarei felice di essere smentito) che l’importante attivismo che ha circondato il software libero in ambito PC non si stia replicando nella stessa misura per i dispositivi mobili.

Ho l’impressione [imho] che professionisti e dilettanti del free software stiano rimanendo indietro su questo fronte. A prescindere da quanto “duri e puri” o meno siano rispetto al tema: sappiamo che ci sono posizioni diverse, ma questo è un aspetto diverso da quello che mi preoccupa ora.

Il mio amico mi scrive che “(…) prenderà un tablet o uno smartphone quando ci sarà una concreta “convergenza”, ad esempio grazie a Ubuntu touch.

Io ho due obiezioni; una nel merito dell’effettiva importanza della convergenza, l’altra su un errore di prospettiva.

La convergenza mi piace ancora ma non mi pare più sostanziale. Sicuramente sarebbe bello se si diffondesse Ubuntu touch, per tutta una serie di motivi. Ma semplicemente non accadrà; non a breve, almeno. E comunque non mi sembra un problema rilevante.

Tendenzialmente gli appassionati (e purtroppo anche molti professionisti) tendono a proiettare le loro esigenze e le loro capacità sugli altri. Io invece sto preoccupandomi di come un “attivista” possa migliorare, col suo contributo, l’esperienza del comune cittadino. Come possa costruire un ecosistema. Con Linux, OpenOffice e annessi questo è successo, anche se con qualche limite.

Rispetto ad Android, invece, non la vedo così. Il forum di XDA ha più di 5 milioni di utenti (!); anche mettendoci una pesante tara, c’è un serbatoio enorme di sviluppatori, power users e anche semplici utenti di ROM modificate (sono utili anche loro). Però mi sembra che il grosso lavoro svolto da queste persone si perda moltissimo in varianti più o meno inutili, con un grosso spreco dovuto alle ridondanze e a un maggioritario debordante interesse per la customizzazione estetica. Insomma, migliaia di ROM quasi tutte uguali che si distinguono per piccinerie e temi grafici.

Mi pare che in pochi si stiano preoccupando dei problemi principali (sicurezza, flessibilità, protezione dell’identità, etc.).

Intanto la gente sta mettendo tutta la sua vita nei cellulari: contatti sociali, storia foto e video della famiglia,  relazioni con la PA e relativi diritti civili, accesso alla banca, biglietti dei treni, documenti dell’abitazione…
Tutto questo sta accadendo ORA e senza tanti backup, sicurezze decenti, etc.
Capisco che magari al professionista strutturato non serva: anch’io per ora preferisco fare l’home banking dal PC e non dallo smartphone e stare più tranquillo. Non so quanto durerà.

Ma per la grande massa di utenti (ignara) è già un’urgenza, e serve almeno per Android, che resterà per un po’ ormai lo standard.
Soprattutto, Android avrebbe già la struttura per implementare tutto quello che serve, se l’ecosistema dei liberi sviluppatori non si dividesse tra chi schifa il mobile e chi fa mod più che altro per l’estetica e il gaming.

Il rischio, se non si sviluppa una soluzione libera competitiva, è che quando inizieranno i primi incidenti e/o i malfattori si saranno organizzati meglio per rubare identità e dati, la gente si affiderà alle soluzioni chiuse di chi fa HW e SO. È una prospettiva che forse mi fa meno paura del presente: saremo meno liberi, ma più sicuri e sereni.

Però tutto questo pippone lo sto facendo mettendomi nelle scarpe di chi ha creduto nel software libero: dopo tanto casino fatto per creare una alternativa a Microsoft, non si può abbandonare così il campo del mobile.

Giusto per fare un esempio: per la sicurezza, il suggerimento numero uno messo in rete dai produttori è “non fate il root del telefono!”.
Della serie “Il pericolo sei tu, è la tua troppa libertà”; lascia fare a noi.

Io non comprerei mai un PC senza poter essere amministratore. E non mi piacerebbe gestire una flotta aziendale di smartphone senza avere strumenti simili a quelli disponibili per i PC.

Certo è che il rooting, così come si deve gestire adesso, è un pasticcio. Troppo aperto, globale, approssimativo. Non è possibile trovarsi un dispositivo così “spalancato” dopo aver praticato il root; ma anche senza root, i terminali Android sono troppo aperti.

Si è in un limbo in cui chi vuole/deve amministrare seriamente il dispositivo ha pochi diritti, mentre l’utente tende ad averne sempre troppi.

Per esempio su Android non posso – nativamente – impedire a mio figlio di installare software, né su un terminale vergine né su uno rootato. E basta una-applicazione-una per bucarti il cellulare (se avete mai usato towelroot sapete di cosa parlo).

Mi piacerebbe avere un amministratore di sistema serio anche per ridurre i diritti del mio utente standard, come classicamente si fa (ehm, si dovrebbe fare) altrove.

Il punto principale è che non si può più scegliere: i cellulari SONO I PC DEL PRESENTE; li hanno già sostituiti, sono stati una nuova ondata di informatizzazione; forse la prima davvero popolare.

I professionisti sono una nicchia: è attraverso gli smartphone che ormai passeranno i diritti civili di tutti i comuni cittadini.

Pubblica ignoranza

novembre 24, 2014

Preciso che non sto accusando di ignoranza né i vertici Toyota né chi ha scritto l’articolo. L’ignoranza è quella dei lettori: con un minimo in più di cultura scientifica diffusa, dopo poco tempo e pochi passi falsi certe cose non si potrebbero più scrivere. I pressappochismi si estinguerebbero darwinianamente. E invece li scrivono, e la gente li legge, senza ribellarsi.

“E, oggi, questo obiettivo è diventato una realtà. Il nostro veicolo a celle a combustibile si muove grazie all’idrogeno, che virtualmente può essere prodotto da qualunque sostanza, anche dai rifiuti!”

L’energia, signori miei, la conservazione dell’energia! Non si può cavar sangue dalle rape.

Credo che la vecchia battuta di C. P. Snow sui principi della termodinamica sia sempre valida. L’incapacità diffusa di comprendere l’energia e i principi che ne regolano le trasformazioni è e sarà uno dei problemi più drammatici dell’umanità.

Che Dio ci aiuti.

***   ***

Appendice – Riporto il passaggio di Snow anche qui:

A good many times I have been present at gatherings of people who, by the standards of the traditional culture, are thought highly educated and who have with considerable gusto been expressing their incredulity at the illiteracy of scientists. Once or twice I have been provoked and have asked the company how many of them could describe the Second Law of Thermodynamics. The response was cold: it was also negative. Yet I was asking something which is about the scientific equivalent of: ‘Have you read a work of Shakespeare’s?’
I now believe that if I had asked an even simpler question – such as, What do you mean by mass, or acceleration, which is the scientific equivalent of saying, ‘Can you read?’ – not more than one in ten of the highly educated would have felt that I was speaking the same language. So the great edifice of modern physics goes up, and the majority of the cleverest people in the western world have about as much insight into it as their Neolithic ancestors would have had.

Back to the USA

febbraio 2, 2010

Amici, sono al SolidWorks World 2010
ed è un gran viaggio da signore.

La connettività è ampia in assoluto, ma scarsa relativamente ai 5000 (!) signori che qui, al pari mio, vogliono collegarsi.

Le sessioni sono fitte, anzi overlapping, quindi non riuscirò a relazionare seriamente.

La partenza è stata elettrizzante (James McLurkin è un grande).

Ammazza, ‘sti ammericani…

Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie dell’Informazione

dicembre 12, 2009

Ricevo e volentieri pubblico:

Ma povca tvoia…

settembre 10, 2009

Ecco, a me non sono particolarmente simpatici i cospirazionisti.

Ma quando leggi notizie come questa ti viene un po’ da pensare che “Solo quando decidono* che è giunto il momento di venderci qualcosa lo possiamo finalmente avere”.

Mi risulta che la piscina comunale di Carpi si riscaldi e produca elettricità con quattro TOTEM da almeno 25 anni.

In ogni caso, la notizia porta novità non banali: l’aspetto più interessante è l’intenzione (se ho capito bene) di implementare i generatori da subito in una smart grid.

* chiunque costoro siano 😉

09 aprile 1806: il mio pontefice di riferimento

aprile 9, 2009

Isambard Kingdom Brunel

Noto ora che questo blog è nato nel 2006
poco prima del bicentenario.

PS: anche per James E. Gordon Brunel era un mito.

Nòva in formato tabloid

marzo 12, 2009

Leggevo la notizia dal blog di Luca De Biase giovedì scorso,
che avevo appena finito di dire
“Cavolo, Nòva dovrebbero farlo più comodo da tenere!”

Ehm, sì, ero in bagno.

PS: c’è uno speciale sulla terra preta.

E muoviamoci, no?

luglio 13, 2008

Analisti stimano che l’Italia potrebbe avere
il più grande potenziale geotermico nel mondo per singolo abitante.

Da Beppe Caravita, che da anni ormai si sta sbattendo (quando ci vuole ci vuole) per la geotermia.