Archive for the ‘industrial design’ Category

Back to the USA

febbraio 2, 2010

Amici, sono al SolidWorks World 2010
ed è un gran viaggio da signore.

La connettività è ampia in assoluto, ma scarsa relativamente ai 5000 (!) signori che qui, al pari mio, vogliono collegarsi.

Le sessioni sono fitte, anzi overlapping, quindi non riuscirò a relazionare seriamente.

La partenza è stata elettrizzante (James McLurkin è un grande).

Ammazza, ‘sti ammericani…

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L’alta fedeltà della suocera

novembre 1, 2007

E poi dicono delle suocere…

Devo dire che dalla mia ho avuto alcuni tra i regali più raffinati e più azzeccati (ma non la stimo certo solo per questo 😉

Penso che risalga alla mia laurea un paio di Sony MDR-D55.

(le foto sono di un vero appassionato,
le mie hanno un aspetto piuttosto impresentabile)

mdr-d55a

mdr-d55b

Cosa avevano di speciale? Anche il prezzo. A 270’000 lire (nel ’95) potevano lasciar pensare a un gadget costoso per fighetti più che a uno strumento di vera alta fedeltà.

Le apparenze c’erano tutte: disegno aerospaziale con sedi auricolari asimmetriche, finiture curate e un po’ esotiche (astine a memoria di forma), destinazione d’uso portatile (con bustina vellutata), meccanica più appariscente che di qualità (padiglioni poco durevoli e qualche scricchiolio).

Eppure l’ascolto ti toglieva i dubbi: il loro prezzo lo valevano (e lo valgono) tutto.
Buona sensibilità, bassissima distorsione e soprattutto un’impressionante assenza di colorazione, che le rende notevoli con qualsiasi tipo di musica o tecnica di incisione.

Nonostante gli anni e i maltrattamenti anche le mie continuano a fare egregiamente il loro mestiere e a superare le aspettative.

Io ho smesso di farle provare a tutti: non solo perché ho molti altri modi di rendermi insopportabile, ma anche perché quasi nessuno è abituato a così bassi livelli di distorsione: in tanti tirano la manopola al massimo e poi dicono “Ma davvero tenevo il volume così ALTO?”

Jacuzzi

ottobre 26, 2007

Ho passato gli ultimi 4 giorni disegnando vasche idromassaggio a 600 km da casa.
Adesso, dopo 7 ore al volante, vorrei veramente usarne una.

Design – Esempio n. 2 – serratura di porta

agosto 25, 2007

Cos’ha di particolare questa serratura?

Ormai nulla.
Nel senso che oggi la maggior parte delle flange ad incasso per serratura ha questo tipo di estremità: a semicerchio.
Nel caso fotografato è ancor più evidente grazie al fatto che la forma della placca serratura (a sinistra) viene ripreso dal complesso maniglia (la scelta dei colori nei trattamenti superficiali le armonizza ulteriormente).

Ma si tratta solo di una moda? Come i fanali delle auto, che attraversano fasi tonde e fasi rettangolari?

In realtà citare in questo modo i fanali è scorretto: il caso dei fanali è esemplare proprio perché la loro forma viene influenzata anche dall’evolversi delle tecnologie di produzione e di esercizio, in un modo piuttosto complesso.

Nel caso di questa serratura il collegamento tra estetica e industrializzazione è molto semplice ed evidente (anche se in molti non si sono mai posti questo problema 🙂

In una moderna fabbrica di infissi (e, più in generale, di mobili) le sedi per le cerniere, le maniglie, le serrature vengono eseguite da macchine automatiche o semiautomatiche. I tempi e i costi devono essere minimizzati, e non sempre la forma che è più efficiente per una specifica tecnologia lo è per tutte le altre.

Per un artigiano che lavorava in modo manuale, una sede rettangolare era la più semplice da realizzare in modo pulito (veniva rifinita di scalpello).
Oggi la soluzione più semplice è la singola passata di una fresa a candela: l’entrata e l’uscita della fresa sono ovviamente delle impronte circolari, e la tasca ha la forma di un’asola.

Per chi non mastica disegno meccanico: viene volgarmente detta asola un’apertura ovale coi fianchi dritti, che tipicamente viene ottenuta dall’avanzare in linea retta di una fresa cilindrica.

Per ottenere un filo perfetto tra la flangia di lamiera e la sua sede, costa meno adattare la prima alla seconda, piuttosto che il contrario.
Così le serrature hanno cambiato forma: per entrare in un’asola.

Il bello è che i vantaggi si ripercuotono anche sulla produzione della serratura.
Un tempo poteva essere più semplice tranciare in modo retto una bandella per ottenere dei rettangoli di lamiera, mentre oggi questi pezzi sono ottenuti con stampi trancia; la produzione e la manutenzione di questi stampi sono meno costose se matrice e punzone hanno forma di asola, piuttosto che essere dei rettangoli a spigolo vivo.

Si chiama Industrial Design… perché è industrial!

agosto 17, 2007

Siamo circondati da oggetti che vediamo e usiamo tutti i giorni,
ma raramente ci soffermiamo a considerare le ragioni per cui hanno l’aspetto che hanno.

Talvolta mi capita di notare dei dettagli che mi sembrano strani: una analisi poi rivela che dietro a questi stanno necessità industriali.

Mentre nell’uso italiano la parola design rievoca valori estetici, in quello anglosassone esprime soprattutto l’intenzionalità progettuale.
Per cui gli esempi che ogni tanto pubblicherò non brilleranno per importanza o stile; saranno inoltre estremamente ovvii per chi produce questi articoli; ma quasi mai per noi consumatori qualunque.

Esempio n. 1 – Nokia 6680

01 Nokia 6680

Osservando il Nokia 6680 si può notare una cosa invisibile in altri modelli analoghi.
Ossia che il "vetro" del display è ricavato per macchina utensile dal pieno di una lastra, invece che essere prodotto per stampaggio ad iniezione (processo usato per quasi tutti gli altri pezzi del telefono).

La cosa è resa più evidente dalla presenza di uno smusso, tipico del 6680.
I riflessi sullo smusso evidenziano una tipica rigatura da fresa.
Gli smussi in vista sui pezzi iniettati sono solitamente lucidi, come ad esempio quelli della pulsantiera.

02 Nokia 6680

Se ne conclude (come anticipato) che lo schermo del Nokia 6680 (molto probabilmente di policarbonato) non è prodotto per stampaggio ad iniezione ma per fresatura CNC da un pannello piano.
Non solo per gli smussi inferiori, ma per tutto il pezzo: contornatura globale e tasche dell’altoparlante.
La ragione di ciò? Lo stampaggio ad iniezione sarebbe più semplice ed economico e conferirebbe maggiore qualità alle finiture dei margini, ma non potrebbe dare la necessaria planarità speculare al display.
Così si preferisce una tecnologia più costosa (e con bordi più grossolani) per massimizzare l’aspetto più importante: la resa ottica dello schermo in riflessione (gloss in vendita e fuori) e trasmissione (uniformità geometrica nella lettura).

Dopo lunga e penosa malattia

marzo 6, 2007

Rhinoceros 4.0 is shipping.

Dopo una fase beta tra le più lunghe nella storia del software, era finalmente ora che uscisse la release ufficiale.

Descrizioni delle funzionalità qui e qui.

Stilisti, ingegneri e [industrial] designer – 2

gennaio 21, 2007

Il più bel powerpoint della mia vita (so far).

The Immortal Slide:

ID-guy vs engineer

Questa presentazione ha qualcosa di speciale.
Non è eccelsa graficamente. Tuttavia mi ci sono ritrovato in pieno.

Non solo per la mia esperienza professionale.
Anche per quella personale.

Io vengo da una famiglia di creativi. E sono il traditore.
Ma anche se ho scelto il lato "freddo" della barricata,
ho spesso scelto di lavorare nella zona che sta in mezzo.

Le presentazioni di Ed Eaton, e in particolare questa
riescono a spiegare con limpidezza e senza spocchia come lavora chi si trova a suo agio in una posizione ibrida tra lo stile e l’industrializzazione.

O anche chi, pur rimanendo fedele a un ruolo più codificato, riesce a collaborare con la controparte del processo progettuale.

E illustra pure molto bene come si sentono, nei rispettivi ruoli, sia i tecnici che i designer quando invece questa controparte non è incline al dialogo.

Tre frasi immortali?

Engineers are from Mars, Industrial Designers are just spacey
Variante del più famoso adagio Women are from Venus, men are from Mars.
Dove, gustosamente, Spacey ha il doppio senso di "colui che viene dallo spazio" e di "eccentrico, fuori di…".

Part always comes last
Anche il più esteta degli stilisti dovrebbe mettersi alla matita (o al CAID) solo dopo un accurato studio di requisiti, budget, concorrenza, studio dei materiali (sì, sto sognando: non lo fanno neanche "quelli di Marte").

We B.S. We learned to B.S. in school
"Sì, lo ammetto: anch’io come tutti faccio un po’ di superc…"

Stilisti, ingegneri e [industrial] designer

gennaio 18, 2007

Accennavo in questo post al fatto che dall’originale inglese industrial design si perdono per traduzione la progettazione e per sottrazione l’industriale.

Alla DiMonte Group hanno ben presente che "il design deve essere industriale", e lo fanno capire più volte nella documentazione disponibile sul loro sito.

Stylist vs Industrial Designer

In questa company sono anche coscienti che la collocazione tra stile e produzione è libera e può essere interpretata da ognuno in base a sensibilità, clientela, strategia, posizionamento sul mercato… e loro hanno le idee chiare su dove sono e vogliono stare.

Ma anche se c’è chi è molto avanti nell’approfondire ed estendere i concetti e le prospettive dell’innovazione e del design, io nel mio piccolo mi chiedo – da progettista / consulente – se non si possa già essere contenti di realizzare quel che segue.

In questa Italia, ancora si progetta e si produce tanto. E si parla molto di design, spesso senza sapere bene che cosa sia.
Così come ancora molte aziende riescono dignitosamente a sviluppare prodotti, occupandosi degli aspetti estetici e tecnologici, nonostante non abbiano ben chiaro quali siano i propri processi.

Sarebbe bello condividere conoscenze sulla cultura di progetto, anche limitatamente alla produzione di beni di consumo. Ormai non ci si può fermare solo qui, ma non è il caso di dare per scontati i fondamentali.

L’azienda americana che cito condivide le sue conoscenze con una disarmante (e apparente) ingenuità.

Sono impressionato; ho visto tromboni centellinare con spocchia una frazione di quello che si trova sul loro sito.

Industrial design? Nobody expects industrial design!

gennaio 3, 2007

E’ da novembre, e precisamente da questo post di De Biase del 22/11 (nuovo link), che voglio iniziare a buttar giù qualche contributo sull’argomento design.

Io non ho formazione accademica specifica, ma una certa esperienza sia di progettazione in senso lato che di industrial design.
E vorrei partire proprio da una precisazione linguistica (che De Biase dà, giustamente, per sottintesa).

Design in inglese significa progettazione, e non si riferisce specificamente né alla concezione dello stile, né alla fase disegnativa, che sono sì comprese nel concetto anglosassone di design, ma non lo esauriscono.

Quando in italiano usiamo il termine design, spesso ci riferiamo piuttosto all’abbreviazione di Industrial Design. Nell’espressione in prestito all’italiano si coglie quindi solo l’area semantica dello stile.
E si perdono per traduzione la
progettazione e per sottrazione l’industriale.

Da qui nascono poi parecchi malintesi.