Archive for the ‘peak oil’ Category

Due link e un pensierino della sera

luglio 25, 2009

UPDATE: rubo a Cristiano ancora un pochino
per segnalare che Rob Hopkins è andato a fare il suo primo TED Talk.

Attraverso l’ultimo post di Debora raccolgo due cose per questo sabato sera.

In primo luogo, il blog health after oil che raccoglie sparuti ma significativi interventi.

In secondo, un commento di Cristiano:

Il “collega” di Chu ha fondato una Iniziativa di Transizione nella sua città (che ora è una Transition Town).

La ragione della sua scelta è semplice, quella che viene proposta in questo movimento è una strategia attiva e sostanzialmente “win win”.

“I wanted to shift from a discussion group to an action-based effort,” he explains. “Transition attracted me as a way in which we could actually begin doing something.”

E questo è proprio il punto, fare, cambiare, prepararsi, costruire sistemi resilienti.

Qualunque sia il futuro che ci aspetta tutto questo è vantaggioso, perché se è vero che nessuno anela a spaccarsi la schiena nei campi è anche vero che è tempo che ricominciamo a mangiare cose sane e smettiamo di avvelenate e distruggere interi ecosistemi.

Quindi, comunque vada, che prevediate o no un crash economico, energetico e tecnologico, riprogettare i sistemi agricoli è necessario e auspicabile: conviene in ogni caso.

Così come è necessario e “furbo” tenersi aperte soluzioni ad alta, bassa e bassissima tecnologia senza approcci ideologici.

L’unica cosa che sappiamo per certo è che non sappiamo esattamente come andrà. Tentiamo quindi di preservare industria e tecnologia (non certo con una logica di business as usual), magari arriva un Kitegen o qualcos’altro che ce lo consentirà, ma potrebbe anche andare male su questo fronte, facciamo quindi come fanno i sistemi naturali, prevediamo soluzioni ridondanti e con differenti livelli tecnologici, rimaniamo flessibili.

Se in Ucraina chiudono il rubinetto del metano va bene il geotermico a bassa entalpia con un sistema di pavimento radiante a bassa temperatura, ma anche avere un caminetto o una stufa a legna (Debora insegna) non è un’idea malvagia, e non dimenticatevi dei maglioni di lana.

Per quanto riguarda l’agenda di politici e giornalisti, per la piccola esperienza che mi sto facendo con le attività di Transition Italia, è tutto molto semplice: di certe cose al momento non si parla e basta.

Mi è già capitato diverse volte di dire a un giornalista “ma se io ti racconto di questa cosa (es: del picco del petrolio) poi te la fanno scrivere?” e la risposta, candida e sincera è stata, “no”.

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SE IL PETROLIO NON INFIAMMA L’INFLAZIONE???

gennaio 13, 2009

Interessante articolo tradotto da La Voce:
SE IL PETROLIO NON INFIAMMA L’INFLAZIONE

Non so molto di economia, ma mi pare che nell’argomentazione ci siano due premesse troppo frettolosamente date per buone.

In breve:

1) chi ha detto che il ruolo del petrolio su TUTTO quello che è successo finora è stato limitato? Perché mai l’indicatore di questo peso dovrebbe essere soltanto l’inflazione? Quali sono le vere relazioni tra risorse materiali, crisi finanziaria e recessione globale?

2) Chi ha detto che è finita?

Detto questo, nel merito ci sono anche osservazioni interessanti, come il fatto che l’aumento globale del prezzo del petrolio nel periodo 02-08 è stato sì imponente, ma graduale.
Però nel complesso io mi terrei un po’ più – come dire – sullo scaramantico.

Picco del petrolio?

dicembre 5, 2008

Ma a nessuno viene in mente che – se il petrolio cala invece di crescere – potrebbe essere perché il picco c’è già stato?

Ricordo che il Peak Oil non dipende dal fatto che abbiamo consumato il 45%, il 55% o il 63% delle riserve, ma dal fatto che – quale che sia sia la combinazione di fattori fisici, economici e politici – il massimo ritmo di produzione non viene più raggiunto in seguito.

Può darsi che la curva abbia più mode, ma è probabile che siamo in una zona di “strappi” irreversibili.

Il petrolio che mangiamo – reloaded

novembre 24, 2008

Come ricordo ogni tanto anch’io

Se le cose dovessero davvero mettersi male, potremmo anche andare in giro in bicicletta, lavorare solo con la luce del sole e metterci qualche maglione in più, ma non possiamo smettere di mangiare…

Eroi? Oppure E.R.O.I.?

novembre 16, 2008

Appena ha un po’ di tempo, tipicamente nei fine settimana, Beppe Caravita elabora dei post che valgono un supplemento scientifico domenicale.

Come questo sul ritorno energetico.

Come sempre da non perdere. Ah, il succo è “La situazione energetica mondiale è e sarà, nei prossimi decenni, insostenibile”. Se  non ci svegliamo.

Magra consolazione

novembre 5, 2008

Mettendo da parte le elezioni americane* torniamo a ciò che – indipendentemente da quello che farà Obama – sarà il motore (ironico, vero?) del cambiamento: il picco del petrolio. Mi segnala Luca:

L’oil crunch – avverte la Commissione – è una minaccia peggiore del terrorismo e più immediata per l’economia e la vita delle persone persino del cambiamento climatico.

Come diceva Will Smith in Io, robot:
“Sai, ad un tratto mi sembra che la frase
Io te l’avevo detto
non renda giustizia abbastanza”.

Vedrete che piano piano si sentiranno sempre più voci in materia.
Ovviamente sosterranno di averlo detto da sempre.

Ah, tra parentesi: si parla del 2013, ma non è che invece
è già passato e ce ne stiamo già accorgendo?

_____

* Come sapete è avvenuto l’impossibile,
visto che Chuck Norris teneva per McCain

L’emergenza energetica è più importante di quella climatica

novembre 3, 2008

E non è solo una questione di priorità, ma di antagonismo.

Come anticipato in questo post.

Come esposto in questo articolo di TOD

e ripreso da Beppe Caravita qui.

—-

Credo che sia importante tenere d’occhio la CO2, soprattutto evitando di mettere in campo troppo carbone nei prossimi anni (cosa che sarà molto probabile, purtroppo).

Ma non vanno spesi soldi (né soprattutto kWh) per la semplice riduzione delle emissioni di CO2 se non si realizza nel contempo un minor consumo di energia.

22 miliardi di schiavi

ottobre 21, 2008

Da ASPO VII

Secondo Colin [Campbell], il picco del petrolio totale si sta verificando in questi anni, 2007, 2008 o 2009, poco importa.

Quello che importa è che l’attuale produzione
corrisponde al lavoro di 22 miliardi di schiavi
.

Nel prossimo futuro, vedremo un declino che lui stima al 2.7% all’anno.

Nel 2030, la produzione di energia mondiale non sarà in grado di supportare molto più di 2 miliardi di persone e questo ci pone qualche piccolo problema dato che siamo 6.6 miliardi.

Campbell conclude il suo talk con le parole “buona fortuna”.

Picco, addio?

ottobre 6, 2008

Quello che invece possiamo osservare, ed in cui abbiamo forse sbagliato, è nell’immaginare che la crisi mondiale “vera” sarebbe arrivato a causa dello choc petrolifero. A quanto pare, non sta andando così: ma solo perché l’idiozia umana ha tante di quelle risorse che non smette mai di sorprenderci.

*

Geordie secondo Bardi

agosto 25, 2008

Nella pratica, il conflitto si è risolto a favore del Re, e Geordie è finito impiccato.
Potremmo immaginarci una fine diversa, in cui Geordie capeggia una rivoluzione contadina, prende d’assalto il castello e fa tagliare la testa al Re. Dopodiché, viene dichiarata la repubblica il bosco dei cervi diventa “proprietà del popolo”. Si tagliano gli alberi e si sterminano tutti i cervi. Il popolo decide spontaneamente di usare i ricavi della vendita del legno e della carne di cervo per erigere una gigantesca statua di bronzo a Geordie. Il Soviet supremo, capeggiato da Geordie, istituisce l’agricoltura collettivizzata…

Un post che può stare nella Top Ten di sempre.