Archive for the ‘il petrolio che mangiamo’ Category

Pubblica ignoranza

novembre 24, 2014

Preciso che non sto accusando di ignoranza né i vertici Toyota né chi ha scritto l’articolo. L’ignoranza è quella dei lettori: con un minimo in più di cultura scientifica diffusa, dopo poco tempo e pochi passi falsi certe cose non si potrebbero più scrivere. I pressappochismi si estinguerebbero darwinianamente. E invece li scrivono, e la gente li legge, senza ribellarsi.

“E, oggi, questo obiettivo è diventato una realtà. Il nostro veicolo a celle a combustibile si muove grazie all’idrogeno, che virtualmente può essere prodotto da qualunque sostanza, anche dai rifiuti!”

L’energia, signori miei, la conservazione dell’energia! Non si può cavar sangue dalle rape.

Credo che la vecchia battuta di C. P. Snow sui principi della termodinamica sia sempre valida. L’incapacità diffusa di comprendere l’energia e i principi che ne regolano le trasformazioni è e sarà uno dei problemi più drammatici dell’umanità.

Che Dio ci aiuti.

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Appendice – Riporto il passaggio di Snow anche qui:

A good many times I have been present at gatherings of people who, by the standards of the traditional culture, are thought highly educated and who have with considerable gusto been expressing their incredulity at the illiteracy of scientists. Once or twice I have been provoked and have asked the company how many of them could describe the Second Law of Thermodynamics. The response was cold: it was also negative. Yet I was asking something which is about the scientific equivalent of: ‘Have you read a work of Shakespeare’s?’
I now believe that if I had asked an even simpler question – such as, What do you mean by mass, or acceleration, which is the scientific equivalent of saying, ‘Can you read?’ – not more than one in ten of the highly educated would have felt that I was speaking the same language. So the great edifice of modern physics goes up, and the majority of the cleverest people in the western world have about as much insight into it as their Neolithic ancestors would have had.

La transizione energetica sostenibile: quanto costerà?

luglio 7, 2014

Un post importante, concetti da divulgare; da seminare, direi.

Riporto l’inizio qui; l’originale continua su Effetto Risorse.

DaResource crisis”. Traduzione di MR

In un precedente post, ho usato il concetto di “strategia del seminatore” per proporre che il modo di risolvere il nostro dilemma dell’esaurimento e della distruzione climatica è quello di usare i combustibili fossili per sbarazzarci dei combustibili fossili. In altre parole, dobbiamo usare energia fossile – finché ce l’abbiamo – per sviluppare sostituti all’energia fossile. Ciò equivale alla vecchia strategia dei contadini di “tenere da parte le proprie sementi”. Ma quante sementi dobbiamo mettere da parte esattamente? In questo post, Sgouris Sgouridis fornisce una risposta. Risulta che per avere una transizione dolce e graduale all’energia rinnovabile prima che l’energia fossile diventi troppo costosa, dobbiamo intensificare gli investimenti in rinnovabili di un fattore 4-10 che dovrebbe essere raggiunto per mezzo di un aumento annuale dell’attuale investimento fra il 6% e il 9%. Alla fine, il tasso di investimento dovrebbe raggiungere delle quantità nell’ordine degli 1,5-2,5 trilioni di dollari per il 2045. E’ un risultato stuzzicante, perché un 9% di aumento annuale è possibile: abbiamo fatto crescere le rinnovabili a tassi più rapidi fino ad ora. Ed anche una quantità totale di un paio di trilioni di dollari non è impossibile, considerando che l’attuale PIL mondiale è di circa 72 trilioni di dollari (in confronto anche agli 1,7 trilioni di dollari all’anno spesi per il sistema militare mondiale). Sfortunatamente, è del tutto possibile che l’azione della lobby dei combustibili fossili sarà capace di rallentare la crescita delle rinnovabili o persino di fermarla completamente. In questo caso, non saremo in grado di evitare un crollo significativo (e probabilmente disastroso) della quantità di energia disponibile in tutto il mondo, quando il declino inevitabile dell’energia fossile farà il suo corso. Ciononostante, ogni investimento in energia rinnovabile che possiamo fare ora, nel prossimo futuro aiuterà a rendere la transizione meno dura per tutti noi.

Continua qui.

marzo 13, 2011

Temo che Luca Iezzi abbia ragione:

“Andrà così anche in Italia, ma nella maniera peggiore. Più che il pragmatismo da noi vincerà l’abulia. La maggioranza della popolazione è contraria, ma sarà tanto pigra da non andare a votare al referendum solo poche settimane dopo le amministrative. Una vittoria (non definitiva) per i nuclearisti ma l’ennesima sconfitta della capacità degli italiani di ragionare come una nazione.”

Semplicemente non concordo col suo titolo: Emotività globale.

Quello che sta succedendo può essere interpretato anche in modo razionale e infatti non tutto quel che ho sentito in giro è così da isterici, a ben vedere.

Inoltre, ho paura che non sarà semplicemente il petrolio a tre cifre a farci invocare il nucleare, ma qualche brutto black-out opportuno e ben assestato. Spero di essere smentito.

Siamo avvisati

ottobre 7, 2009

…se non troviamo una soluzione, un miliardo di cinesi saliranno sui gommoni e verranno da noi.

L’espressione di una civiltà – 2

agosto 30, 2009

barthes_t

Un anno fa dicevo che le automobili sono le nostre cattedrali.

Scopro ora che lo scriveva Barthes in Mythologies più di cinquant’anni fa.

Non solo arrivo buon ultimo, ma forse non è neppure farina del mio sacco; ho letto il saggio di Barthes quella ventina d’anni or sono e probabilmente si tratta di una idea carsica riaffiorata.

Ci sono tornato sopra perché ho ricordato alcune parole di Barthes sulla Citroën DS (Déesse, ossia “Dea”) che si potrebbero applicare così come sono all’iPhone:

On sait que le lisse est toujours un attribut de la perfection parce que son contraire trahit une opération technique et tout humaine d’ajustement: la tunique du Christ était sans couture, comme les aéronefs de la science-fiction sont d’un métal sans relais.

Si sa che la levigatezza è un attributo tipico della perfezione, perché il suo opposto rivela un lavorìo tecnico, puramente umano, di sistemazione: la tunica di Cristo era senza cuciture, così come il metallo delle astronavi della fantascienza è senza giunzioni.

(il testo si può trovare quasi ovunque in rete, ad esempio qui; le considerazioni sovrapponibili al fenomeno iPhone sono impressionanti: vedasi ad esempio la distinzione tra fase visiva e fase tattile)

Rebel with a Cause – se avete due minuti vale la pena

agosto 25, 2009

Rebel with a Cause

(Via missunderstanding)

La transizione agroalimentare in italiano

luglio 16, 2009

Mi era sfuggito il fatto che è stato tradotto in italiano il documento
“Food and Farming Transition: Toward a Post-Carbon Food System”
del Post Carbon Institute.

Mi aggiungo agli altri nel ringraziare:
Stefania Bottacin (Transition Italia)
Deborah Rim Moiso (Transition Italia)
Dario Tamburrano (ASPO-Italia)
Fabio Addari (Circolo MDF-Roma)

Il petrolio che mangiamo – reloaded

novembre 24, 2008

Come ricordo ogni tanto anch’io

Se le cose dovessero davvero mettersi male, potremmo anche andare in giro in bicicletta, lavorare solo con la luce del sole e metterci qualche maglione in più, ma non possiamo smettere di mangiare…

La semplice vita di campagna

settembre 3, 2008

Commento a La semplice vita di campagna,
interessante post di Luca De Biase.

Gli OGM non sono un problema in sé, ma una risorsa, così come l’irrigazione, la selezione guidata delle varietà, i fertilizzanti, gli insetticidi…
Il problema, tanto per essere banali, è avere una strategia d’uso, che tenga conto di tutti gli aspetti possibili e che sia soprattutto flessibile ai cambiamenti.
Nella discussione vedo un punto debole a livello culturale:
gli aumenti delle rese con gli OGM (anche supponendo che non ci sia un eccesso di aspettative) dipendono da molti fattori importanti: disponibilità di acqua, di fertilizzanti (in definitiva di energia).
È vero che la superficie disponibile sarà un limite fondamentale, ma per troppo tempo ci si è concentrati solo sul dato “quintali per ettaro”.
Possiamo anche creare varietà che – sulla superficie disponibile – diano da mangiare a 20 miliardi; ma se per farlo richiedono molta più acqua o più petrolio di quelli disponibili?
Ecco, rispetto al problema delle risorse alimentari mondiali io continuo a vedere soprattutto promesse di rendimenti per superficie, e molto poco si legge su temi come colture ogm low maintenance, se allarghiamo il concetto all’input dei nutrienti e non solo a quello dei fitosanitari.

This cartoon is provided “as is”

marzo 31, 2008