Liberalismo

Sto per scrivere – e anche in modo terribilmente profano – quella che mi sembra un’ovvietà, ma siccome non la vedo in giro mai, ritengo che sia da ricordare.

Negli ultimi decenni il liberalismo è stato sostenuto in particolare da chi ci raccontava (e qui non voglio discutere se a torto o a ragione) che liberalismo~liberismo e il liberismo andava perseguito perché faceva funzionare meglio l’economia e dava da mangiare di più e meglio a tutti.

Non dico che è stato così dappertutto e sempre, ma credo di poter sostenere che, sia nei liberali più liberisti che in quelli meno, ci sia stato troppo focus (e troppo fuoco) sul dimostrare o confutare questo aspetto più utilitarista, in senso squisitamente economico.

Mi piacerebbe invece che almeno su un fondamentale tutti i liberali fossero d’accordo: lo spirito di una convivenza aperta dovrebbe essere che la libertà è un valore in sé, ancor prima della sua utilità materiale.

La libertà di intrapresa, ad esempio, è indispensabile al funzionamento del nostro sistema, ma è un diritto che viene ancor prima delle considerazioni economiche.

In questo senso, mi sento di poter dire che quando si devono creare regole a livello urbanistico, sanitario, culturale, produttivo, eccetera, se da un lato in uno stato densamente popolato non si può lasciare libertà assoluta (di costruire, di non vaccinare, e così via) ci dovrebbe essere una speciale attenzione a ridurre le libertà individuali il meno possibile.

Non ci deve essere per forza la dimostrazione che si tratta della scelta più benefica sul piano economico.

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Una Risposta to “Liberalismo”

  1. hronir Says:

    Il liberalismo (o almeno il libertarianismo, in nome del quale mi sento di prendere la parola qui) è prima di tutto una questione morale: il principio di non aggressione, la non prevaricazione sulle scelte altrui.
    E del resto anche la questione dell’efficienza si pone non tanto in termini di efficienza, quanto in quelli di “impossibilità del calcolo economico”: la pianificazione è impossibile perché le scelte sui fini da perseguire sono individuali e individuali sono i costi (in termini essenzialmente di costo-opportunità) sostenuti per perseguirli: pensare di poterli aggregare e “ottimizzarli” è una fallacia concettuale prima ancora che empirica e sperimentale.
    Il fatto, poi, che economie più liberali siano, normalmente, caeteris paribus, *empiricamente* più ricche e prospere (più “efficienti” in un qualche senso intuitivo del termine), rispecchia forse il carattere fondamentalmente win-win del suo fondamento atomico, il libero scambio, ma non credo possa discendere come teorema.

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