Darwinisti e autodidatti

Anni fa rimasi colpito da un fatto ironico: nell’America contemporanea abbiamo questo stereotipo di elite che crede nel darwinismo e vive spesso da solitario trentenne o quarantenne, e poi abbiamo lo stereotipo di quelli che rifiutano il darwinismo ma si sposano giovani e hanno 7 figli, 49 nipoti e 343 bisnipoti. A questo punto non è una gara fra darwinisti e anti-darwinisti; è una gara fra darwinisti teorici e darwinisti sperimentali!

Quando leggo certe cose, comunque scritte meglio (grazie Hrönir),
e mi rendo conto che le avevo elaborate per conto mio,
non so più cosa pensare.

Potrei citare svariati altri esempi, riscoperti su Kant, Pascal, Russell…

In me deve esserci qualcosa di storto (o di fortunato?) se sono finito a disegnare protesi, confezionatrici e vasche da bagno.

PS: nell’intervista riportata ci sono numerosi ed essenziali spunti; condivido la critica costruttiva verso Dawkins e Hitchens, ma metterei in guardia verso un potenziale malinteso.

“Credere” nell’evoluzione non implica fare della descrizione del mondo il metro per le proprie scelte morali:

«Io non intendo sostenere una moralità basata sull’evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci. Sottolineo questo punto, perché so che esiste il pericolo di essere frainteso da quella gente, troppo numerosa, che non sa distinguere tra una dichiarazione di fede nella verità dei fatti e un’affermazione che così i fatti dovrebbero essere. La mia opinione personale è che una società umana basata soltanto sulla legge del gene, una legge di spietato egoismo universale, sarebbe una società molto brutta in cui vivere. Sfortunatamente però, per quanto noi possiamo deplorare una cosa, questo non le impedisce di essere vera. Questo libro cerca soprattutto di essere interessante, ma se voleste ricavarne una morale, leggetelo come un avvertimento. Siate consapevoli che se desiderate, come me, costruire una società in cui i singoli cooperino generosamente e senza egoismo al bene comune, dovete aspettarvi poco aiuto dalla natura biologica. Bisogna cercare di insegnare generosità e altruismo, perché siamo nati egoisti. Bisogna cercare di capire gli scopi dei nostri geni egoisti, per poter almeno avere la possibilità di alterare i loro disegni, qualcosa a cui nessun’altra specie ha mai aspirato».

Richard Dawkins, Il gene egoista, tr. G. Corte, A. Serra, Mondadori, Milano.

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7 Risposte to “Darwinisti e autodidatti”

  1. luca massaro Says:

    Splendido post. La citazione di Dawkins andrebbe affissa all’ingresso di ogni edificio scolastico di qualsiasi ordine e grado in ogni parte del mondo.

  2. hronir Says:

    Eh, sì, quello di giustificare come “naturali” le proprie tesi morali è un vecchio, sporco trucco. Del resto la separazione della morale dal “come è fatto il mondo” è essenzialmente l’unica cosa che salvo dell’idea del Non-Overlapping Magisteria

  3. vaaal Says:

    in effetto anche io ho pensato che alcune religioni abbiano degli aspetti evoluzionisticamente favorevoli (riprodursi tantissimo continuamente). Questo, mi sembra, correla con la loro diffusione.

    (noi atei dovremmo fare più figli)

  4. hronir Says:

    OT: dovresti mettere da qualche parte il link ai commenti al singolo post: in fondo ad ogni pagina ci sono i link ai feed per i post e per *tutti* i commenti (i.e. i commenti a tutti i post)…
    Prendendo ad esempio questo post, vorrei cioè un link a questi feed.
    Grazie, ciao!

  5. Aiace Says:

    bel post!
    ma… vale anche per la “fede” politica? Mi spiego meglio: ci sono persone che pensano che un comunista, diciamo più in generale uno “di sinistra”, non debba fare le vacanze al club med e neppure andare alle Canarie perchè contro la sua “fede” politica. E, peggio, tali scelte, appunto egoistiche come direbbe Dawkins, vengono criticate aspramente solo perché si riterrebbe più consona una vacanza in campeggio oppure in colonia…

  6. Weissbach Says:

    Per Hrönir:
    credo che dipenda dal template che sto usando.
    Ci sono altre cose che non visualizza, ad esempio l’orario di pubblicazione o i tag dei post (quelle che si vedono sono le categorie, che per WordPress sono una cosa diversa).
    Ci guarderò.

  7. Weissbach Says:

    Marco Ferrari dice la sua.

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