L’80% degli incentivi alle rinnovabili va ai petrolieri – 2

Mi scrive Caminadella in questo post:

Ok, però in alcuni casi questi residui sono gas. Per esempio, a Taranto c’è una centrale elettrica Edison (in regime CIP-6) che usa i gas di recupero degli altoforni Riva. Non ci sono altre possibilità di recupero. Senza centrale, i gas sarebbero bruciati “in fiamma”. Quindi, quella centrale produce energia senza aggiungere un grammo di emissioni a quelle che ci sarebbero in sua assenza; da questo punto di vista, è equivalente a una centrale eolica o solare.
Per come la vedo io, lo scandalo è l’entità degli incentivi, non il fatto che siano concessi alle assimilate. Il magna magna ci può essere sull’eolico tanto quanto sui residui industriali.

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Non è che non son d’accordo, eh?
Però parto dalla fine e critico la frase “Il magna magna ci può essere sull’eolico…

Verissimo, ma non c’entra nulla. Qui non si sta parlando dei rischi potenziali o dei massimi sistemi, ma di come è andata concretamente in questi anni. E del fatto che si cerca non solo di nascondere il magna magna, ma addirittura di imputarlo alle vittime. In questo senso la tua frase è vera solo se decontestualizzata, ma in tal caso diventa un’ovvietà superflua. (1)

Lo scandalo è certamente l’entità degli incentivi (be’, non solo l’entità, ma anche le proporzioni).
E ti sembra una cosa da piazzare così, en passant?
Si tratta della sostanza della questione.
QUANTITY IS QUALITY.

Qui si tratta di dire ai cittadini che stanno pagando per questa e non per quell’altra cosa, in modo che almeno non li si possa imbrogliare sulle valutazioni dei risultati rispetto agli investimenti.

***    ***    ***

E ora parliamo più in generale.

No, quella centrale NON è equivalente a una centrale eolica o solare. Attenzione, non sto dicendo che non sia un bene incentivare il recupero quei gas, ma che non è la stessa cosa INCENTIVARE un impianto eolico o uno assimilato.

La domanda che ci si deve porre è: PERCHÉ incentivare?

Il motivo potrebbe non essere immediatamente chiaro.
Non si tratta di risparmiare due chili di CO2 (o 2000000 di t, è lo stesso).

Gli incentivi – per come la vedo io – non sono una questione morale o “ambientalista”. Sono uno strumento STRATEGICO. (2)

In questo senso, a seconda delle diverse situazioni, potrebbe essere addirittura più giusto che un governo incentivi l’impianto assimilato piuttosto che quello ad energia rinnovabile.
Ci sono impianti petrolchimici nel mondo che bruciano in torcia una quantità di gas incredibile, un vero ben di dio; in certi casi quella può essere la priorità uno.

Ma gli incentivi non sono un premio morale all’impianto più buono, più bello e pulito; sono (dovrebbero essere) una spinta strategica – lo ripeto – per indirizzare le infrastrutture di una nazione in una direzione che ancora il mercato non recepisce in pieno ma che inevitabilmente sarà il futuro.

È chiaro a questo punto che non è semplice decidere come e quanto incentivare; non è nemmeno scontato che sia un bene farlo. Ad esempio, per come è andata, se si potesse tornare indietro la componente A3 la abolirei del tutto. Ormai mi saprebbe un po’ fatica, visto che timidamente la stanno usando anche per far partire il fotovoltaico.

In sostanza: non si incentiva qualcosa che avrà sempre bisogno di una stampella. Lo si fa con qualcosa che diventerà competitivo, magari lo standard, e quasi unicamente per essere pronti prima degli altri con le proprie infrastrutture, le proprie filiere, la propria cultura civile e industriale. (3)

È giusto farlo anche per il nucleare, se si pensa che rappresenti un indirizzo importante del futuro (io credo che, per come lo stanno affrontando in Italia, sia invece un pericoloso diversivo mediatico).

In questo senso è molto importante stabilire dei programmi, degli obiettivi dei metodi di valutazione per “correggere il tiro” e soprattutto delle “exit strategies“. A scopo di esempio, si veda come fanno i tedeschi. Non sono rose e fiori, anche lì hanno le lobby che tirano di qua e di là, ma una cosa da loro è chiara: prima o poi gli incentivi devono finire. Per questo litigano, ma il principio è presente a tutti.

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(1) No, in effetti non tanto superflua: gli incentivi sono sempre pericolosi. In Italia, poi, figuriamoci.

(2) E non è nemmeno una questione di destra o sinistra; per dire, gli USA (democratici e repubblicani) hanno sempre finanziato e indirizzato con un mare di denaro pubblico i loro settori strategici; i risultati a volte possono essere stati discutibili, ma il principio non è in questione.

(3) Un articolo che mi ha illuminato è quello di Domenico Coiante sul perché sia utile INIZIARE a installare del fotovoltaico diffuso anche se la tecnologia non è del tutto matura o concorrenziale: perché non sarà possibile svegliarci un giorno e installare di colpo tutti i pannelli nuovissimi e supertecnologici che ci serviranno.
Prima di tutto perché non ce ne saranno abbastanza sul mercato; ma soprattutto perché faremmo saltare le nostre reti di distribuzione.
È un po’ come la questione media/contenuti: un sistema si può evolvere solo in modo organico.

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6 Risposte to “L’80% degli incentivi alle rinnovabili va ai petrolieri – 2”

  1. Caminadella Says:

    Grazie dell’articolatissima risposta. Mi fermo su quello che, mi pare, sia il tuo punto principale: bisogna incentivare tecnologie che hanno potenziale di sviluppo. Qui ci sono almeno due cose che non mi tornano.
    1) Il discorso presuppone che le “assimilate” non abbiano potenziale di sviluppo. Non mi pare sia così. Per esempio, mi sembra che i termovalorizzatori abbiano avuto un notevole sviluppo tecnico negli ultimi anni.
    2) Se vogliamo incentivare una tecnologia, diciamo il fotovoltaico, ha senso finanziare l’installazione di impianti tecnologicamente immaturi? Se vogliamo i PC, finanziamo la vendita delle macchine da scrivere? Non è più sensato spendere i soldi per finanziare la ricerca?

  2. Weissbach Says:

    Purtroppo non mi sono spiegato bene. È colpa mia, ma non mi pagano per scrivere qui, e a una cert’ora anche mia moglie mi chiama a dormire 😉

    1) No, mi sembra proprio di aver detto che anche le assimilate possono essere incentivate in base a quello che dici. Ma proprio in base a questa logica, è mia opinione che la maggioranza delle assimilate incentivate finora non dovesse esserlo, mentre per le rinnovabili penso l’inverso.
    Ma non sono documentatissimo su questo specifico argomento, e sono aperto a contributi (come il tuo su Taranto, che è “benvenutissimo”).

    2a) Vedi nota (3) del mio post: non si finanzia solo una tecnologia, si finanzia una IMPLEMENTAZIONE, che è un percorso complesso.
    Se voglio incentivare i PC ovviamente lascerò perdere le macchine da scrivere; ma un paragone più azzeccato potrebbe essere “incentivo dei PC per incoraggiare gli italiani ad allacciarsi alla rete e creare domanda di infrastrutture, anche se per ora i pc disponibili non sono perfetti”.

    2b) Gli impianti fotovoltaici non sono tecnologicamente immaturi! Possono non essere ancora concorrenziali con il prezzo corrente dell’energia e avere larghi margini di miglioramento, ma il parametro più importante in termini strutturali – l’EROEI – è ormai abbondante: si può affermare che i pannelli energeticamente si ripagano comunque alla svelta. Non parliamo poi dell’eolico, che da questo punto di vista è una delle fonti migliori, perché riunisce un buon EROEI con una bassa soglia di investimento.

    Tra l’altro fra poco in un paese come l’Italia – dove abbiamo contemporaneamente molto sole e un kWh caro – il fotovoltaico sta per raggiungere la grid parity anche senza aiuti.

    Quindi potremmo anche non incentivarlo!!! 😉

  3. Weissbach Says:

    In realtà la questione è un’altra: l’incentivo serve solo a rendere possibile un investimento che altrimenti non avrebbe break even, oppure serve anche a rompere delle barriere psicologiche?

    Ti faccio un esempio:
    – pensa che la maggioranza delle case italiane ha dispersioni termiche pazzesche;
    – la maggioranza degli infissi esistenti (anche se hanno già i doppi vetri) fa schifo;
    – i nuovi infissi hanno prestazioni e prezzi tali da ripagarsi in pochi anni senza incentivi;
    – ciononostante molte famiglie italiane NON le cambiano.

    Con gli incentivi tendi a spezzare questa “omertà”, se non altro perché gli operatori del settore hanno un’arma commerciale in più (anche qui c’è una lobby)…

    Io sono in generale più propenso a dare questo genere di incentivi “psicologici” ai privati che alle aziende: in teoria un imprenditore i conti sul ROI di un intervento dovrebbe saperli fare da solo (dovrebbe essere IL suo mestiere).

    Devo ammettere però, come bottom line, che la mia esperienza personale sia nelle aziende che coi privati è abbastanza scoraggiante: molti gli incentivi non se li meritano.

  4. Caminadella Says:

    Ok, tutto chiaro. Anch’io non ho molto tempo, purtroppo, sennò sarebbe stato bello approfondire altre cose… 🙂 Per dirne solo una: ok l’EROEI, ok la grid parity ma finché il costo monetario unitario dell’energia prodotta col fotovoltaico (diciamo gli €/MWh) supera quello dell’energia prodotta con gas naturale o carbone la convenienza (economica) a investirci a livello di sistema non ci sarà.

  5. Weissbach Says:

    Tranquillo che ci arriviamo.
    Forse non in tempo(!) ma ci arriviamo…

  6. Weissbach Says:

    A proposito di magna magna con l’eolico…

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