Al capezzale di un ghiacciaio

Torno ieri dal Parco dello Stelvio e il primo post nuovo che leggo è quello di Luca Lombroso, Eutanasia di un ghiacciaio.

Il mio amico Andrea mi ha mostrato due mappe Tabacco della stessa zona, basate su dati glaciologici distanti 15-20 anni. Le ho fotografate.

Il soggetto in questione è la Vedretta di Càreser, sopra Peio (TN).
Si tratta di un ghiacciaio bellissimo, a conchiglia, situato in una conca quasi piatta a circa 3000 metri di altitudine. Purtroppo per lui, esposto a sud.

Ghiacciaio e lago di Careser (16-08-07)

ghiacciaio-e-lago-di-careser-16-08-07

L’aspetto più impressionante non è la diminuzione nell’estensione superficiale (meno venti per cento?), ma quella dello spessore, che comporta una molto più ingente riduzione nel volume.

Ghiacciaio del Càreser – 1980 circa

ghiacciaio-del-careser-1978-circa

Ghiacciaio del Càreser – ultimi anni ’90

ghiacciaio-del-careser-1998-circa

Chi era con me qualche giorno fa sul Presena (sopra il Tonale) ha visto che sta ormai sparendo.
E, arrivati al Passo Maroccaro, si vede che i ghiacciai dell’Adamello non se la passano molto bene.

Ghiacciai dell’Adamello da Cima Presena (al centro la cresta Lobbia – Fumo)

ghiacciai-delle28099adamello-da-cima-presena-1

Si sta verificando a 3000 metri quello che sulle Dolomiti abbiamo visto 10-15 anni fa 500 metri più in basso.

Resti della Vedretta Occidentale di Presena (18-08-07)
La piccola lingua in alto a sinistra si univa pochi anni fa
in basso a destra con il resto del ghiacciaio, fino al rifugio.

resti-della-vedretta-occidentale-di-presena

Non voglio parlare ora di AGW; infatti è evidente che il clima del Mediterraneo e delle Alpi presenta da 30-40 anni delle anomalie – nelle temperature e nelle precipitazioni – che vanno ben al di là dei trend globali.

A prescindere dalla nostra percentuale di colpa, dobbiamo rassegnarci a vedere sparire molti dei nostri ghiacciai alpini.
Dovremo farci i conti in futuro, ma non voglio strapparmi i capelli, visto che su molte zone senza ghiacciai l’acqua è abbondante comunque; sempre che piova decentemente (nel breve-medio periodo credo che il nostro problema centrale saranno le precipitazioni più che le temperature).

Il punto del mio post odierno è essenzialmente paesaggistico e culturale.
Voglio consolarmi pensando che almeno ho fatto in tempo a essere testimone di questo stupendo fenomeno idrologico e geografico.

E a salire su un fazzoletto di Presena coi ramponi, l’altro ieri.

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3 Risposte to “Al capezzale di un ghiacciaio”

  1. Luca Lombroso Says:

    Ciao, grazie della citazione e complimenti per il tuo bel post, completo di dati interessanti.
    Sono passato ieri da Carpi: ormai il cemento dilaga in modo impressionante. E da me in paese compaiono gli ulivi. Non come simbolo di schieramento nè per spostamento di vegetazione dovuto al clima ma come ornamento di rotatorie.
    ciao
    L.L.

  2. bolero Says:

    Ho osservato il fenomeno in diretta negli anni in cui andavo in vacanza in valle d’Aosta. Ghiacciai che si estendevano come zampe d’elefante di cui ora rimangono dei miseri moncherini. Molto triste e preoccupante.

  3. weissbach Says:

    @L.L.:
    è sempre un piacere, grazie.

    @Bolero:
    mi sa proprio che ci vediamo domani sera…

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